Profondo mare
Gianpiero De Tomi
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Profondo mare, alghe equidistanti
avvolgono corpi danzanti
fra le dita del profano veggente
dall'immenso ventre di pietra
gli occhi neri sgranati di fuliggine
ed un lamento flautato
che richiama dalla terra umida
esumazioni corrotte di santi
volti logori di critiche genuflessioni
mineralizzazione d'ossa
la frantumazione dell'illusione.
Divagazione di vita passata
nelle valli di specchi parabolici
nelle estati bruciate dalla lente
distanze da cui sfuggire
per non permettere la rifrazione
di uncini arrugginiti verso la luce.
Sembianze disposte a mentire
l’alterazione della forma originale
distrutta dalla perseveranza
di troppe fosse, nella convinzione
di avere in ogni chiave la soluzione
il dominio sulla porta sbarrata.
Sembianze piegate innaturalmente
come punte di frecce penetrano
decretando postulati inconfutabili
fissando contemporaneamente
tutti i punti cardinali dissimulati
e scivolando in bestiali corrispondenze
largamente contemplate in sintesi
diligentemente rigorose ed incolonnate.
La scadenza decreta aspri colori:
occorre imparare a distinguere la solidità
dall'implacabile vaporosità del vuoto.
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Gianpiero De Tomi
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