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Impressioni 4 marzo 2013 · lettura 3 min · 1756 letture

Sogno di un Fiocco di Neve

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Sono una goccia rapida di neve etesia e chiara che cade in mezzo ai turbini in sulla terra amara e sono ‘l ghiaccio languido che requie più non ha; e son la gemma gelida del ciel che ‘l tosco piove... che tempra mesta gli alberi laddove non si mòve... e son le lagne e i gemiti di chi sognando va. Mossa la fiamma tremula del sogno ignoto e molle, erro tra’i cupi fulmini della tempesta folle, e in mente pingo ‘l cespite d’un morituro fior; e scorgo in cor i teneri gelsi ridenti e bianchi dove gli stami e i petali mi dicon che mi manchi... dove ‘l cosciente palpito, ahimè, ti tolse Amor. Soffoco mesto e l’incubo mi strazia l’alma e ‘l petto, e la coscienza timida di pianto terge ‘l letto... e non mi dà la lagrima la speme di dormir; e l’ansio spirto lagnasi come un ruggente lupo quando sul pioppo orribile il gufo canta cupo... e l’occhio insan d’un dèmone m’avvolge di delir. Sciolta la chioma in tenebra al vento in furia alzato, spenta la tetra collera del core addolorato, mentre dal cielo nevica e ‘l ghiaccio errando va, la cheta dama libera un guardo al mio diretto ed è pur pien di fascino, d’ignoto e di sospetto; ed è la fiamma piccola, e l’amo e lei nol sa. Canta in sul ciel la nottola che stringe l’alto artiglio, e questo sogno pallido diventa come un giglio... e la fanciulla incognita mi schiude un bruto avel; e l’ossa ardenti e ‘l cenere del mio fatal errore copre di zolle e polvere e uccide pur l’Amore; ed io non son che un martire che muor a lei fedel. Cade la neve e l’umido nembo divora ‘l Sole. Come un sottile e rorido mazzo di belle viole scende leggera e morbida la brina in sul suo cor; e le accarezza ‘l viscido raggiar del suo bel crine, scende dall’occhio vivido che parmi senza fine, e dalla bella iride al sen si posa e muor... e questo fiocco esanime dilata un bacio al vento: io son la neve impudica che cade incauta; e a stento le stringo ‘l core esausto che più sospir non ha. Grida la fiamma indocile all’eco orrenda... e pena questo mio cor che celibe si fere l’empia vena; e questa brina sibila, si scioglie e se ne va. Scorgo nel core i ruvidi cardi dementi e secchi dove le felci in cespiti son l’ugne e sono i becchi d’una tremenda aquila che va a rapir i fior. Spenta la fiamma immobile del sogno odiato e oscuro, corro tra’i crudi turbini d’un duol che più non curo; e in sulla Notte femmina mi lagno sol d’Amor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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