Gallerie senza fine corrono nella mente
Gianpiero De Tomi
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Devastanti, idrofobe bocche
mai sazie, intestini lacustri e densi
reclamano un sospiro esterrefatto
d'esistenza sfumata in ogni attimo.
Anni per correre rovinosamente
per riflettere su inutilizzati rami
per disperarsi in lacrime d'eternità
per le verità stucchevoli e rare.
Il nulla, poi il nulla, poi il nulla.
Devastanti, idrofobe bocche
mai sazie che s'aprono in denti
fato descritto con ferri roventi
bruciature, che non trovano pace
allegoriche cicatrici scintillanti
mani tese fra le bacche velenose
colori sgargianti e rituali, incantano
in prati disegnati per folli teatri del sud
pronti a smobilitare dallo spazio scenico
per far posto ad altri gotici sobri attori
altre vite ed altre sfere tossiche utili
per trasformare occhi in miopi lanterne
che uccideranno senza speranza alcuna
i prossimi giganti caduti in quel limbo
esseri imploranti e digerite confessioni.
Inizia nell'attimo in cui l'attimo finisce
ci sono segni graffiati sul muro libero
nella piccola cella imbiancata di fresco
non riesce ad isolare l'urlo dell'attesa.
L'erba che cresce come verde velluto
non conosce il volgere delle stagioni
muore e rinasce e muore scioccamente
e nuovamente sfida la terribile livella.
Il fuoco che consuma i corpi contorti
un lento fumo che sale verso l'alto
una rogo di ricordi senza vera sostanza
artigliato al vento padrone dei picchi neri
di quella distruzione imminente e vana
insinuandosi nelle deboli menti esiliate
ed infiniti icone di salvezza donate
dalle agitate ali di demoni scacciati
pioggia di luce che infiamma il pendio
valanghe di fuoco bruciano le città
vere gallerie infinite corrono su tempie
forate come una montagna in agonia
dilaniata dall'acqua di venature trasparenti
e raggrinzire da dicerie di paese putrescenti
raccontano di eroi che tracciarono con spade
fondamenta sporche di fango del cuore.
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Gianpiero De Tomi
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