Chi Mai

Lascio antiche rive in altri lidi m'avventuro troverò della rena un sol granello e ne farò una spiaggia
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Un'introspezione che trova rifugio nella propria esistenza, nel proprio sentire, che trasmette dal cuore alla mente forte intima espressività. Là dove le domande, quasi come una preghiera, si riflettono in risposte che restano nell'io perché: "Chi mai", scrive l'autrice, potrà vedere/l'azzurro del mare/che si staglia/ai confini del cuore"... in quel cuore confuso dai tanti pensieri e in quel voler volare lontano, senza mai poter alzare al cielo le proprie aspettative, senza per altro dover provare malinconia o dolore... o guardare semplicemente con nostalgia "la distanza di una stella/dal suo infinito" e in essa perdersi per cercare un raggio di sole.
Resto incantata di fronte alla profondità di questi stupendi versi che rapiscono l'attenzione per la loro intensità. Nella chiusa una domanda implicita che racchiude già di per sé un senso di infinito bisogno di cogliere l'essenza della nostra esistenza. Molto apprezzata.
Un senso di infinito, mistero in questa lirica... un vedere senza guardare, un osservare senza percepire... Versi profondi... infondono pensieri del mistero... ...ben descritti...
E' onirico abbraccio con l'infinita natura, questa lirica stupenda, una preghiera di consacrazione innalzata al cielo con semplicità di versi, ma pregna di un profondo poetare, tanto da essere un dolce drenaggio per anime assorte, che godono estasiate nell'amalgamarsi col suggestivo infinito mistero. Complimenti all'autrice per questi magnifici versi, carichi d'enfasi poetica.
La lettura dei versi, attraverso immagini d'una quotidiana natura che non cessa mai di stupire per la sua bellezza, trasporta il lettore nei paesaggi dell'anima, nel punto in cui si incontrano nello sguardo dell'autrice.
introspezione profonda e sentita che scorre via incidendosi nel cuore del lettore... apprezzatissima per stile e intensità






