Stanze felici

Agglomerati di carne
senza fine né inizio
si intrecciano qui,
dalle signore del portone
dal numero smangiato.
I loro gemiti
echeggiano finti
tra le mura
di rosso tinte.
Così come finti
i loro nei.
Di vero solo i loro ricci,
ormai fioriti dalla
troppa umidità
e dalla linfa umana.
I loro caldi corpi
un certo rifugio
per incerti uomini
dai freddi appartamenti.
Difficile riempire la strofa
ancora inesistente.
Infatti mollo la presa
e lascio cadere
il foglio sul
muto comodino.
A voi
il Piacere
di finirla.
O non finirla.
©
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