Schiava
Santina Papa
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Ammutolita, di veglia alle soglie dell'Inferno
succhio ogni sudicia voglia.
Non più mi desto al buon giorno
assopita navigo nel sonno.
Tace la bocca allo sbarco
brutali presenze vengono incontro
mi scrutano ad arco
lo spasmo dell'occhio sul corpo balestra.
Mi perlustrano nell'ombra,
dietro quieti passi oziosi mercenari dalla puzza di sigaretta
annichilite non si ribellano le mie membra.
Soffro rannicchiata in vesti color ambra.
Col pensiero dell'amato dentro
non potrò morir ogni giorno,
nessuno dei due perirà, non arretro,
il migliore emisfero nel tutt'uno.
Sotto un velo di nuvole onde di sogno oltrepasso
quando ti penso rinascer vorrei
purificar una vita fermatasi al di là di quel passo
fra i Pirenei il mio mondo.
Chiedo silenzio nell'auspicio di un ritorno, di un abbraccio
trovando il coraggio
di fuggir da questo vile gancio
schiavitù della donna e morte della mente.
©
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L'autore
Santina Papa
Quello che mi interessa di più è emozionare il lettore e chi si avvicina anche per curiosità al mio modo di far poesia. Amo lo stile libero perché mi dà la possibilità di spaziare nel pensiero senza esser legata alle rime. La poesia mette in luce sia qualche sprazzo della mia vita che emozioni di altri, di so
Commenti (1)
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Catia Dinoni19 aprile 2013
Rimanere schiavi di se stessi, in attesa... rimanere sospesi quasi in un limbo. Da questi versi traspare una profonda sofferenza velata dall'ancora presenza di quella figura amata che rimane dentro, eccome se rimane. Forte il desiderio di pretendere quel silenzio in attesa di un ritorno... per essere liberi da quella schiavitù che uccide corpo e mente. Molto intensa!

