Vestizione del cadavere di Proust

siiiiiiiii, narcisista son!!!!!!!!! sguazzo nella cupidigia del mio essere, m'accarttoccio intorno al mio super-io, convinto e stantio........navigo su velieri di me , su autostrade a mie corsie , su ospedali farciti di letti miei. narciso diserbante,offusco ragioni negando le mie. IO , narcicasinista, ondeggio su maro
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E' un bellissimo omaggio a Marcel Proust, l'immenso scrittore col quale a ognuno di noi, modesti scribacchini, piacerebbe, nei sogni, identificarsi. La vestizione del suo cadavere mi dà l'impressione di volersi appropriare (chissà quanto invano, ahinoi!) dei suoi segreti (sia detto "en passant", pare che Marcel, mano a mano che la morte si avvicinava, perdesse le snobistiche caratteristiche di uomo di mondo per assumere sempre più i tratti dei suoi antenati ebrei da parte di madre) . Il non troppo spazio che mi resta mi permette soltanto di evidenziare le ultime parole della poesia: "Chiudo la bara, ho chiuso il mondo"; è proprio l'impressione che si ricava chiudendo un tomo della "Recherche", quella di abbandonare un mondo completo.
e leggendoti, mi viene da pensare, a questi grandi uomini, che con il loro fare hanno illuminato il mondo, hanno dato forza ed evoluzione al genere umano. Trovo di grande sensibilità e di profonda gratitudine il tuo testo così ben scritto al maestro. ed aggiungo che scrivere di farfalle e di violette (come molti credono sia meglio) non solo non aiuta, ma lo trovo al quanto retorico e poco produttivo. C'è sempre da imparare a leggere un pensiero profondo, a guardare le fotocopie direi invece proprio di no!
Questa poetica è un cimentarsi e un offrire agli altri qualcosa di profondo. Dicevo cimentarsi con la realtà della vita del grande scrittore e pensatore e poi la vestizione un tributo che si compie con chi nella vita ha dato tanto e credo che l'autore si lasci trasportare da questa sensazione poetando divinamente.
Questi versi sono di una bellezza disarmante, per forma e contenuto, meritano di essere elogiati, dall'inizio alla fine...
Un atto di estrema devozione (non l'ultimo) questo vestire della propria incompletezza e con gratitudine solo il corpo che era ricettacolo di una mente immortale che tanto ha dato all'umana conoscenza. La chiusa si espande in tutta la sua completezza e condensa in pochi versi la poesia tutta.
parli di me? e tu? questo scrivere che si accosta ad uno spleen come una frusta sugli ideali e i sentimenti che spappolano le viscere? complimenti.





