Delirio in una stanza senza finestre
Gianpiero De Tomi
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E c'era una riga di coca, abbandonata sul tavolo sporco
in mezzo a bicchieri incoronati da rossetto e briciole pastose
avvolgenti ramificazioni venose e risvolti ben piegati
braccia in camicia bianca e metallo nella carne inconfondibile
sangue, contro chimica moderna e colanti paradisi artificiali
solo purgatorio travestito da inferno, angeli neri confessori d'infamia
- uniche entità realmente veritiere al dolore -
Mentre i denti cercano la giustificazione nelle vittime
nella notte forzata nello stomaco, fra sassi lanciati nell'acqua nera
cerchi d'età indefinite, dilatazione e coralli rossi di veleno
malevolenza ed odio, strazio di frasi ritorte e consumate
e sogni a gambe aperte, il divano delle genuflessioni fatati
nel tentativo d'inghiottire ed il successivo rigurgito
di troppa improvvisa fluidità e poi il vuoto della grancassa
che scandisce il respiro, con un battere sempre più lento.
Indugio senza ritegno, la dilatazione delle labbra gonfie
il grido assassino ed eccitante del dubbio che accompagna
lo spaventapasseri mistificatore, nella meraviglia di un orgasmo.
Soluzione ad enigmatici graffiti in profonde incrinature carminio
il fischio acuto di un predatore, che ha ghermito ancora la debolezza
ed ora vola alto sui tetti artigliando, intatto di velata accettazione
il cibo inerte e rassegnato dello spaventoso banchetto.
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Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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Massimiliano Moresco19 marzo 2013
La concatenazione delle parole rende tutto il testo molto scorrevole e musicale. Parole capaci di evocare con forza un senso di pressante oppressione e paranoia che disturba la coscienza. Ottima la scelta della base musicale.

