Deformità
Riccardo Ruschetti
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Convessa l’anima
la sera
scioglie del giorno
i passi
accanto al fuoco
della solitudine.
Nuda sfugge
tra umide pietre,
ragion del gusto
di ciò che non sei più.
Arso il respiro
s’assenta negl’occhi
gelando la neve
che lenta s’adagia sul cuore
silente
riecheggiando profili,
nascosti sussurri
nel gorgo dei sensi
ormai inghiottiti.
Labirinti riflessi
di specchi scheggiati,
cui solo la notte
nel sonno
ricuce,
slabbrano infine
profumi
e baci
dal soffio sanguigno
giammai
esumati.
©
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L'autore
Riccardo Ruschetti
Commenti (1)
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Francesco Rossi30 marzo 2013
Uniti i punti dell'animo lo spazio metrico di questa poesia nel sanguigno sentire che ottimamente verseggiato entra nelle corde percettive del lettore.

