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Amore 30 marzo 2013 · lettura 3 min · 2897 letture

Un Pianto d'Amore incompiuto

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Piango e m’angoscio in fremiti di stizza infame e inerme, volo al soffrir ignobile che infetta come un germe; e dal mio core l’anima grida furente e muor. Come una goccia reduce da un nembo odioso e tetro, cade sul suol la lagrima... s’infrange come un vetro; e dall’assillo estatico sento che fu, l’Amor. Piango e m’atterro e in gemiti scorro la Notte insonne, l’ombre discerno e i balsami e i gelsi delle donne; e tra costoro l’ultima la mia saëtta fu. Come un pianforte pallido che grida ardente al vento, sento che ‘l pianto m’ansima... che ‘l cor mi batte a stento; e da quel son che palpita non la riveggo più. Piango e m’uccido in lirici sogni di fiori e baci, mesti e incompiuti aneliti che in Notte van rapaci; e questa donna mormora tra l’urla e i miei sospir. Come una fiamma luccica in sulla cripta oscura, ella m’inquieta e l’incubo per lei ancor perdura; e da tal brama pronuba prolunga ‘l mio martir. Docile fiamma, piccola spene nel cor felice, senti! È ‘l segreto impavido che or ti parla; e dice che sei tu sola ‘l nobile Sole del mio pensier... e piango ancora e lagrimo, prostrato a terra e illuso, come l’incanto debile d’un mesto e spento muso... ed il silenzio fulmina da’i nembi del dover. Sento e assaporo incredulo l’aspro fetor de’i morti sogni, de’i bianchi palpiti che vanno al sonno assorti; e l’egro ciel mi pingono le stelle un negro asil. Come un velen di vipera s’infiamma al tosto morso, del pianto ‘l sale e l’iride mi pascono d’un sorso; e mi percòte ‘l spasimo nel cor come uno spil. La vidi un giorno e piacquemi, in petto udii l’Amore... mi piacque ‘l ciglio e femmina mi piacque ‘l suo candore; ed il suo crine in tenebra di luce ‘l mio giovò. La scorsi bella e giovine, ridente e fresca e onesta... mi stette accanto e libera nel verno d’una festa; ed il suo nom di cenere, di foco allor tònò. Piango, e perché adultero mi rende tal desiro lagno la sorte lurida e tristo poi deliro; ed il Destin terribile men vado ad imprecar... ed ella è d’altri, ahi misero, e d’ignorar me finge... e questo ciel di lagrime in cor il duol mi pinge... e qui non ha più termine l’estro del mio gridar. Foco che infiamma flebile costei sarà per sempre... piango irrequieto ed ansimo e qui non ho più tempre, laddove sento l’anima che gonfiasi d’Amor. Ma la sua lira ‘l funebre sòno d’esequie canta, ed il mio cor tra’i palpiti di strazi allor s’ammanta; e questo ch’è desiderio molle s’acqueta... e muor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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