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Impressioni 24 marzo 2007 · lettura 2 min · 11364 letture

La mia biondina

Ferny Max Curzio 562 poesie pubblicate
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Al rosa pallido della luce ovattata di un'alcova graziosa e essenziale s'inondava di charme il dolce viso della mia compagna a pagamento incorniciato dai bei capelli biondi tessuti in oro e spolverìo di stelle. Mentr'io la penetravo Lei godeva, e lo sentivo, non era per mestiere... Che le piacessi me lo aveva detto e ci tornavo con molto desiderio. Era sempre raggiante di vedermi, finché si disse un poco dispiaciuta. Avevo infatti evitato di guardarla mentre passavo con la fidanzata. Non aveva certo alcun proposito di rovinare un futuro matrimonio, ma io ero scappato come un ladro per vergogna che lei mi sorrideva. Ora si rallegrava io fossi ritornato e anche la mia ragazza le piaceva. Si dette a me con trasporto totale dopo avermi baciato dappertutto, come non si usa mai dalle donne, che il corpo lo danno senz'amore. Al mio arrivederci quasi non volle esser remunerata, ed io insistetti, perché sapevo bene delle reazioni di magnacci coi conti da quadrare. Fu simpatia od attrazione di pelle, o forse amore, non ho mai saputo. So che da allora non la rividi più: a Napoli era soltanto di passaggio. Poi sembrava che fosse destinata chissà dove, per darsi a chissà chi... Ricordo infine la grande tristezza della mia anima all'assenza di lei, che cercavo inutilmente tra i vicoli di via Toledo, ma... non c'era più. L'esistenza non è identica per tutti, alcuni hanno men fortuna d'altri e devono subirla nelle condizioni più gravi di disagio o di violenza. Io ringrazio quella cara creatura, perché credo sia stata proprio lei a piantare in me allora il bisogno di viver sempre la mia vita libero da tutte le borghesi convenzioni, come un vuoto che può riempirsi completamente solo di una gioia autentica e di amore senza fine... -
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La mia interpretazione del "vuoto", come l'incapacità di essere sé stessi nella vita. La biondina mi salvò dal tragico errore d'una unione "regolare" infelice. L'omaggio alle convenienze comuni non dovrebbe mai tarpar le ali inducendo a compromessi assurdi. Assai meglio il vuoto sociale attorno, purché sopravviva la ns. "pienezza" interiore, a mio avviso preferibile a tanta gente straniante, di cui in fondo non c'importi più nulla, né a loro di noi... e ciò solo, appunto, per borghese pragmatismo.

L'autore
Ferny Max Curzio
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Commenti (4)

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Cristina Khay24 marzo 2007

« pienamente con la tua nota, Fè... indice di un coraggio non comune... La poesia l'ho trovata molto bella e descrittiva... c'e' un tuo pezzo di vita dentro, molto commovente. I miei...

R
Roberh24 marzo 2007

e poi dici non essere un uomo dalle mille esperienze! è fenomenale il fatto che questa poesia ritrae perfettamente te in un tuo passato, nel tuo ricordo, cogliendo un enorme insegnamento.ecco i poeti che sanno anche insegnare! bravo ferny!

G

di vivere sempre la mia vita libero da tutte le borghesi convenzioni, come un vuoto che può riempirsi completamente soltanto di gioia autentica e d'un amore senza fine. Bellissima parte finale di una poesia molto riflessiva ed anche introspettiva, questo tipo di poetica mi piace molto perché alla base di un'esperienza personale vissuta in un periodo difficile si mette in luce il grave problema della prostituzione e quello della mancanza di identità percepita come vuoto dentro l'anima!

D
Diegonicol29 marzo 2007

Molto veritiero e dolce assieme questo bel brano che fa riflettere sulla vita e sull'amore. Quante persone in fuga da sé stesse avrebbero potuto invece ritrovarsi accettando un po' meno le sovrastrutture della società perbenista e dicendo un sì forte alla sincerità del proprio cuore... come forse hai fatto anche tu, che ne hai preferito pagare un prezzo di solitudine. Bella davvero.