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Introspezione 5 aprile 2013 · lettura 2 min · 772 letture

Stracci di pensiero

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AnnaO 3 poesie pubblicate
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Mi ritrovo a pestare, con il cuore in pancia, le orme stanche di coloro che sono già passati inseguendo distrattamente un prossimo che è solo il riflesso dei miei egoismi. Ti ho amato Per il tuo modo di guardare i miei occhi. Non ti avevano mai visto così felice, mai quando bevevi. I mie occhi, percossi dal vento hanno tradito tutta la colpevolezza che non avevo mai vomitato, per paura di violare i miei simboli, ridicoli perché non erano i tuoi. Caro Majakovskij, anche noi cani pechinesi abbiamo un’anima. Il vestito nuovo non ci esalta, quando siamo stanchi rifiutiamo il pezzo di pane, ma il susseguirsi di sole e pioggia crea ancora voragini nei nostri cuori. E le etichette continuano, continuano a gorgogliare nello stomaco, in attesa di essere riempite di te, delle tue idee, delle tue stanze. Ricordi le mie ferite? Erano squarci profondi per aprirti il mondo della mia insoddisfazione. Tu lo sapevi, che credevo di volare verso gli orizzonti inesplorati dell’animo. Questo non te l’ho mai detto, prima risfiorare il regno dei morti, mi sono guardata allo specchio, ho visto un mondo che odiava il mondo e lo spettro della melanconia impossessarsi di un giovane volto Un demone alato soggiogava l’ironia, ho dormito tra risate convulse. E qui, mentre la solitudine si aggira guardinga tra i lampioni e la noia riecheggia fra i capelli incolti, il vino, i ricordi, le cicatrici, i liquori, sanno troppo di telefilm americano e la vita sa troppo di stereotipo per essere vissuta a pieno.
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