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Natura 7 aprile 2013 · lettura 3 min · 1489 letture

Membranze primaverili di Campagna

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Erro pe’i campi e i ciottoli della campagna lieta, il guardo affiggo ai nuvoli; e vado senza meta verso l’oscuro incognito che spinge ‘l mio cammin. Sento l’odor del fetido e tristo e inquieto stagno, grida la rana, e supplice e pur anch’io mi lagno; e in sul lontano etere quest’urlo non ha fin. Scerno la terrea resina della corteccia in doglie, scorgo la nube ignivora che ‘l Sol ancor mi toglie; e tra gli stormi e i nugoli veggo i piccion volar. Canta la berta formida dal dolce e glauco tiglio, scorge dell’oro e un crimine le bacia l’aspro ciglio; ed è quell’ôr che luccica l’astro che vuol sottrar. Sull’alte rive i platani mi copron d’ombre cupe, mi veste d’ombra l’acero che cresce in sulla rupe; e gl’olmi, i pruni e i frassini m’avvolgono ‘l sentier. Scorgo lontan la rovere che dolce e lieta infiora, veggo vicino ‘l salice che d’aspro pianto odora; ed i castagni dormono lungo l’aurette fier. Miro in sul suol che scalpita l’orme d’un quieto tasso, mentre cammino impavido sento gridar un sasso; e dal boschetto incredulo urla una volpe ancor. Veggo tra’i fior le tenere api che fanno ‘l miele, bevono allegre ‘l nettare che cola in sulle chele; e tra costor s’aggirano bianche farfalle allor. Le grezze van crisalidi lungo le fresche aurette, vanno contente e volano verso le fredde vette; e le falene girano liete d’intorno al Sol. Vanno e volando salgono alle tempeste istesse, scorgo tra l’erbe roride le molli e pie vanesse; e come i glauchi pòllini voglion volare in stuol. Esterrefatte danzano battendo ‘l vento e l’ale, la bianca Ville sembrano che dal sepolcro sale; e sotto ‘l ciel che mormora si slanciano al frinir. Veggo che ‘l Sol le illumina dal raggio maschio e ardente, ed esse come fiaccole quiete sen vanno e lente; e come stelle brillano nel ciel che va a dormir. Sono del giorno l’ultime e rosse e bianche tinte, canta in dolor la nottola che l’aure allor fa vinte; e le fugaci nuvole col Sole hanno la fin. Scorgo la sera perfida, le berte vanno al nido, le pie farfalle tornano al quieto e ignoto lido; e in quest’istante misero finisce ‘l mio cammin.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Francesco Rossi16 aprile 2013

Una poetica fluida, curata, rispettosa della metrica. Un tutto dire della natura.