Non solo bambini, ma piccoli messia
Giorgia Spurio
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Era perché forse vedevo i tuoi occhi nel mare,
per questo scappavo, dalle onde.
Era perché forse il fiume che ci aveva portato
-oltre il confine della fuga-
mi ricordava quando mi abbracciavi,
e quando mi cullavi,
quando il calore che hanno tutte le mangiatoie
nel tuo corpo si concentravano, -nell’anima forse, madre-.
Era perché forse lo vedevo piangere
-il padre, anziano, che remava-
Oltre i soldati,
oltre le fedi,
oltre gli specchi delle sue rughe
e dei suoi muscoli.
Mi ricordava quando lui ti fissava,
immobile come promesso sposo e marito
che avrebbe saputo della propria profezia.
E tu continuavi a cullarmi,
anche se sparavano, -mamma-
anche se io non piangevo,
-te lo avevo promesso-
anche se urlavano,
così tanto facevo paura io, se non ero
se non un bambino.
E tu continuavi, mamma,
guancia a guancia,
dove le lagune non hanno rumori,
per ivi confidarvi le tue voci
e lì fecondare i tuoi canti.
E tu continuavi, oltre tutti i Mediterranei,
continuavi a cantare, madre.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Salvatore Masullo8 aprile 2013
Un quadro notevole quello pennellato dall'Autrice. Sullo sfondo la fuga da una situazione pericolosa per la vita ed in primo piano la riscoperta di valori e ruoli familiari sublimi. In primo piano un figliolo che, per tacito consenso e svelta comprensione, apprezza le virtù della madre e la volitività paterna: due genitori, questi, che sembrano evocare le figure di Maria e Giuseppe. Ma il protagonista centrale rimane questo bambino dotato di una notevole sensibilità che, a tratti, sembra ricordare la figura del messia da bambino. Poesia bellissima!!!

