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Impressioni 9 aprile 2013 · lettura 3 min · 1463 letture

Una Cascina spettrale

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Tra’i negri campi e i platani un’ombra regna infausta, è un veglio e antico rudere d’una cascina esausta; e la sua pietra è livida come di Notte ‘l cruor. Immersa giace e scalpita lungo un arcano ignoto, spira in un mar di polvere nefasta come un loto; ed il suo muro è tenebra... s’agita, grida e muor. I debil tetti cadono, crescono i smorti muschi, a terra stan le tegole presso gli sterpi; e i bruschi fulvi mattoni l’edera cruda vuol far soffrir. Urlano i pozzi e ‘l torrido fango che in essi imbianca, grida ‘l granajo esanime mentre vien meno e manca; ed una rea caligine le pietre va a coprir. Le ville son di cenere che còce al Sole albino, s’alza l’odor de’i grappoli d’un acetoso vino; e sulle ripe in fregola geme una volpe al ciel. Dormon la strige e ‘l cuculo presso un’antica sala, di vermi è pien la tavola d’un gufo che s’ammala; ed essi infausti sputano a terra un negro fiel. Le lepri son cadaveri che’l tempo ancor consuma, le bave, ‘l sangue e i bozzoli son stretti in una spuma; e come un rivo lavico le fa di rocce ‘l Sol. Marcio è ‘l portone e umido, il legno è veglio e bruto, corre a morir lo stipite corroso da uno sputo; e gl’antri erosi effondono solo spavento e duol. Ignude son le camere, cede ‘l legger soffitto, il pavimento è tremulo e piange stando zitto; e un fosco vento e lugubre soffia... e d’onte è forrier. Geme la trista rovere che un sepolcro asconde, s’alzan la croce e un brivido che ‘l duol, l’orrore infonde; e in sulla terrea lapide vaga uno spettro fier. Quando vien Notte un misero s’alza dall’osseo avello, erra ululando e spasima e mesto va a un cancello; ed è uno spirto pallido che requie più non ha. Pe’i campi arati gracida sotto le stelle oscure, vaga errabondo e palpita col labbro suo; e l’impure forme del teschio ignobile gridano al Ciel pietà. Geme da un ramo l’upupa che i campi ignudi irriga, cresce qual croce incognita dal seme un’aspra spiga; ed il fantasma in collera le querce va a ferir. Brucia gli sterpi prosperi che piangon mesti e ciechi, volge le smorte pàlpebre allo svanir degl’echi; e le sue labbra perfide l’avello fan patir. Quando vien Notte s’agita questa cascina orrenda, s’alza uno spettro e libero corre di bianca benda; e quest’orror fantasima stringe ‘l suo duol nel cor. Va pelle rie pozzanghere, pe’i fanghi osceni e bruti, va pelle meste tegole degli abitur diruti; e quando riede l’iride del primo Sole muor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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