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Impressioni 13 aprile 2013 · lettura 3 min · 1544 letture

Iscozia: Una Fantasia celtica

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Cantan felici l’Ebridi, la dolce arpa è al collo, piangon le spume candide lungo ‘l ghiacciato atollo; e dalle spiagge un murmure de’i bardi scende al mar. S’ode pel vento ‘l celtico canto del cardo allegro, l’eco pe’i monti donasi al ciel che brilla negro; e la tempesta sanguina e mugge e vuol tonar. Le cornamuse soffiano lungo le vaste valli, son le canzoni ataviche e i dolci e i lieti balli; e questi carmi gemono cupi di mesto Amor. Vagan raminghi i druïdi, colgon gli amari vischi, seguonli i tristi ràpsodi coll’arpe, i canti e i fischi; e dalle querce ottengono i toschi e i truci umor. Volan pell’aure i pallidi de’i prodi estinti spettri, la cornamusa tengono in spalla e in man gli scettri; e in sulla Notte lugubre danzan su’i freddi avel. S’alza ‘l funereo anelito, l’odor del sangue estinto, tra le gonnelle e i pifferi giace moriente ‘l vinto; ed un guerresco monaco lo benedice al Ciel. Sugl’alti poggi scrollasi l’ombra del mar aprico, le nevi eterne coprono le valli e ‘l picco amico; e le betulle infiorano di gemme tinte d’ôr. I salci e i pruni nascono all’ombra della Morte, sorgon dall’ossa putride d’un’egra e spenta corte; e tra le nebbie celtiche si lagnano i cantor. Van pelle selve in spasimo i mesti e bruni cervi, i cacciator li seguono taglian del core i nervi; e anco d’un cruor di porpora si tinge ‘l pio ruscel. S’odon le corde tremule d’un’arpa cristallina, brilla d’argento e d’opale, commòve pur la spina; e molle e fresca sanguina di caldo e amaro miel. Dal monte in neve elevasi l’ombra d’un’aspra rocca, morte le torri in ruderi sembra un’infranta brocca; e tra le sale vagano spettri tra tanti spir. Grida l’infausta immagine della crudel Stuärda, cola poi ‘l sangue orribile e un bruto teschio ‘l carda; e dalle nubi i fulmini i vivi fan soffrir. La cornamusa lugubre geme ai defunti lari, lungo le tombe e ‘l cenere... lungo l’asil de’i mari; e tra le brume lucide prega pietade e onor. I corni allegri gridano lungi dall’empia sera, chiaman la preda incredula; e come bianca cera cola del cruore un argine, e ‘l cervo poscia muor. L’albe donzelle danzano mentre tramonta ‘l giorno, urlan le dolci cantiche al pruno e all’ombra d’orno; e un mesto bardo s’agita e canta «My Nanny, O!». Soffian l’aurette bretoni, geme la triste Irlanda, lungo i martir dell’isole la neve un fiordo manda; e lungo ‘l mar terribile mai remigar si può. Va pelle selve ‘l druïdo, il vischio infausto cresce, coglie dall’acque pallide un orso un liscio pesce; e i fieri bardi vogliono le lor canzon sonar. Giace in sul mol d’un eremo un uom che piange in pena, geme d’Amore indocile lungo la fulva vena; e van le crude lagrime per sempre in cor del mar.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Stefano Drakul Canepa13 aprile 2013

adoro la Scozia, e ho apprezzato molto questa poesia dal sapore antico, ma leggiadra e misteriosa... sinceri complimenti