Passeggiata nel sogno di una notte
Gianpiero De Tomi
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Profonda gola, singulto della miniera vorace
la cavernosa e calda breccia che ci accomuna
la fessura dal quale usciamo all'alba gialla
gambe spalancate, nel tripudio di vita
vagine dilatate e pronte ad ogni peripezia
abbandono già dietro alle porte socchiuse
il crollo simultaneo delle perifrasi osteggiate
quando l'inciampo diventa troppo accentuato
e la bestemmia, verso un globo ignobilmente alto
che trasmuta lieve, nell'invocazione di sacralità
verso un Dio, sublimato nel tempo oltre l'eco.
Nell'improvviso silenzio del pomeriggio
i mari caldi si sollevano e vanno a cercare
tutte le terre, che ancora non hanno bagnato
per chiudere ogni bocca tesa nella raccolta
d'ennesima calunnia, portatrice di vizio o virtù
mescolanza alchemica chiamata umanità
corpuscoli di fiele ed aromatizzati misteri
dichiarazioni d'uguaglianza subito rinnegate
file di condannati nascosti all'ombra sottile
e dita che eccitano il drappo iridescente
al grido nella notte, in mezzo al campo di grano
smeraldo pungente, elitre che penetrano il sudore.
Ed uccelli in picchiate acute d'artigli distruggono
ogni avveduta speranza, dismesso Olimpo luminoso
- il vivere bene dell'antico filosofico greco -
quando dalle montagne, il fango scende
ammorbando ogni vigneto di Chianti
e le feste d'estate, dei bassi paesi tiepidi
strappati costantemente alla nebbia dissonante
dei fiumi che portano ancora sacchi neri
dove sono custodite le anime scarnificate
in un rantolo folle di ricordanze assolute
giù fino al mare, montagne di urla e bandiere
e cadute rovinose ai piedi delle ossa roventi
quando incendi dei campi di grano maturo
illuminano le notti piene d'apprensione
dilatando la percezione dell'oscurità ricorrente
ed allontanando quelle ombre sui visi in mezza luce
che si nascondono fra cespugli scabrosi
prima dell'incontestabile, servile perversione
nella piazza vuota, coperta da nubi petulanti.
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Gianpiero De Tomi
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