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Introspezione 14 aprile 2013 · lettura 2 min · 2626 letture

Passeggiata nel sogno di una notte

Gianpiero De Tomi 833 poesie pubblicate
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Profonda gola, singulto della miniera vorace la cavernosa e calda breccia che ci accomuna la fessura dal quale usciamo all'alba gialla gambe spalancate, nel tripudio di vita vagine dilatate e pronte ad ogni peripezia abbandono già dietro alle porte socchiuse il crollo simultaneo delle perifrasi osteggiate quando l'inciampo diventa troppo accentuato e la bestemmia, verso un globo ignobilmente alto che trasmuta lieve, nell'invocazione di sacralità verso un Dio, sublimato nel tempo oltre l'eco. Nell'improvviso silenzio del pomeriggio i mari caldi si sollevano e vanno a cercare tutte le terre, che ancora non hanno bagnato per chiudere ogni bocca tesa nella raccolta d'ennesima calunnia, portatrice di vizio o virtù mescolanza alchemica chiamata umanità corpuscoli di fiele ed aromatizzati misteri dichiarazioni d'uguaglianza subito rinnegate file di condannati nascosti all'ombra sottile e dita che eccitano il drappo iridescente al grido nella notte, in mezzo al campo di grano smeraldo pungente, elitre che penetrano il sudore. Ed uccelli in picchiate acute d'artigli distruggono ogni avveduta speranza, dismesso Olimpo luminoso - il vivere bene dell'antico filosofico greco - quando dalle montagne, il fango scende ammorbando ogni vigneto di Chianti e le feste d'estate, dei bassi paesi tiepidi strappati costantemente alla nebbia dissonante dei fiumi che portano ancora sacchi neri dove sono custodite le anime scarnificate in un rantolo folle di ricordanze assolute giù fino al mare, montagne di urla e bandiere e cadute rovinose ai piedi delle ossa roventi quando incendi dei campi di grano maturo illuminano le notti piene d'apprensione dilatando la percezione dell'oscurità ricorrente ed allontanando quelle ombre sui visi in mezza luce che si nascondono fra cespugli scabrosi prima dell'incontestabile, servile perversione nella piazza vuota, coperta da nubi petulanti.
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