Quante crune
Affusolata, così stretta da infilare,
è difficile passare attraverso la cruna
ho smussato le asperità una ad una
spogliato di tutto l'avere.
Nuda anima cerco il paradiso
sgomento del mondo sì truce sì fosco
giro in tondo con esso
cercando le chiavi della gabbia da cui non esco.
Le mie colpe non cancello
al potere non le attribuisco
me le tengo lacerando il cervello
dagli albori nudi e muti gli uomini di oggi non capisco.
Donare gli avanzi, gli sprechi dispendiosi
gli indebiti accaparramenti
gli spropositati arricchimenti
renderebbero felici fratelli con abbracci amorosi.
Quanti nel paradiso potrebbero stringere mani ruvide e consunte
nude e noccute
dal lavoro segnate, trafitte dai chiodi della vita
e sentire il caldo amore
la gloria la pace e l'eterno sorriso
sul viso veder comparire.
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Commenti (1)
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Grazia La Gatta14 aprile 2013
Riflessione molto bella e vera. Basta così poco per rendere felici gli altri; spesso viviamo con il superfluo senza accorgerci che con tutto ciò che non è indispensabile per noi si potrebbe permettere a qualcun altro di vivere dignitosamente. Versi belli, incisivi che esprimono egregiamente una triste realtà.
