La zingara senza occhi
Angela Fragiacomo
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– Sino alla fine dei nostri giorni. –
Fu l'eco, zittì il passante
incauto incespicò nel nome d’un quadrifoglio – s'avvide.
Tralci di viti orditi a maglie – Amori
'sì manifesti da non dubitare e poi
oh, quali moine: aromi di mosto a Settembre.
Le nebbie ottobrine oramai ricordo,
la brina d'Aprile a dissetare, e al verno
porpore, giunchiglie appuntate in boccioli, gonfiando
il medesimo verde;
raccolti d'agave e malvasia. Pensò e sorrise all'incanto
senza rumore.
Al frinire di rose, fatuo un fuoco animò: la zingara
cieca – come fonte orfana d’acqua – strattonava semi riarsi
e secchi e specchi! – gemendo:
oro nei campi, e lieto
il rientro di rondini al nido! Affronto!
– Per quante maree ancora, quell'abito unto... – mormorò la luna.
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L'autore
Angela Fragiacomo
Gli animali furono imperfetti, lunghi di coda, plumbei di testa. Piano piano si misero in ordine, divennero paesaggio, acquistarono nèi, grazia, volo. Il gatto, soltanto il gatto apparve completo e orgoglioso: nacque completamente rifinito, cammina solo e sa quello che vuole. . L'uomo vuol essere pesce
Commenti (1)
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Paola Galli19 aprile 2013
è un intreccio magico tra fantasia e realtà, invenzione e metafora, ci si immerge leggendo in mille immagini, sapori di natura e se ne sentono persino gli odori! un verseggiare magistrale che è volontà di esternare un intreccio interiore, e un cumulo di sensazioni ed emozioni segrete e private... difficili da descrivere! ci trovo delicatezza d'animo e... tanta poesia!!!

