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Amore 16 aprile 2013 · lettura 3 min · 2977 letture

Membranza di Dicembre

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Lungo ‘l meriggio inospite del freddo verno e ombroso, mentre ‘l crudel crepuscolo copriva ‘l cielo ansioso, men passeggiavo incognito mesto nel tristo cor. Scorsi i cipressi e l’aride fronde gemmate a morte, le felci e i pini immobili, le rose in sonno assorte; e tra le brume insolite vidi una pigna d’ôr. Solingo e afflitto al portico erravo in quiete ansante, sotto le volte timide fatte d’un’eco urlante; e ‘l ciel ferale e i nuvoli la cupa sera offrîr. Vidi ‘l tramonto e ‘l cerulo soffio de’i nembi estremi, il vento udivo e ‘l subito gelarsi delle spemi; e l’orizzonte ‘l limite del Sol mi volle aprir. Lungo ‘l cammino isterico delle mie spere afflitte, volsi lo sguardo fragile verso le nubi invitte; e una passante un palpito di dolce Amor mi diè. Mi volse ‘l crin nerognolo, l’occhio acquitrin e mite, era inebriante e splendida come un bicchier di vite; e in sul destin misterico tese le guance a me. Scorsi che allegra e docile mi sorrideva... e ‘l core sentìa per essa ‘l fulgido pensier d’un santo Amore; ed il suo volto angelico il Paradiso aprì... ed il mio cruor nevrotico stava bollendo in vena, di rose e mirti flebili l’alma n’andava piena; e ‘l suo sorriso d’Angiola dolce un ardor m’offrì. Fu che de’i nembi ‘l vortice la bianca neve munse, scese ‘l candor freddissimo che tetti e strade punse; e la fanciulla amabile il passo suo placò. Porse la destra intrepida oltre la volta al gelo, fissò ‘l sorriso tenero al nevicante cielo; ed il mio ciglio in spasimo poscia costei scrutò. I nivei fiocchi e i candidi ghiacci dal nembo affranto dolci e melliflui scesero sopra ‘l suo aulente guanto; ed il suo palmo angelico di neve allor s’empì. Disse fatal «Qui nevica!», in su’i bei ghiacci tersi, e i palmi suoi serafici eran nel ghiaccio immersi; e la sua voce un fulmine mi parve e mi ferì. Su questa man inconsutile il cor le avrei pur dato, detto le avrei «Pur stringilo in sul bel sen dorato!»; ma i dolci giuri e ‘l talamo si tramutâr in spir. Era ‘l suo sguardo nobile e molle e allegro e casto, i freddi ghiacci e i nuvoli eran ripien di fasto; e la sua voce impavida il cruor mi seppe aprir. Ma mesta e ansiosa e tremula n’andava via lontano, forse ché mai un gradevole bacio le porsi in mano, forse perché lì tacquesi il labbro ed il mio cor. Piansi per sempre e al timido gridai in eterno ciglio, piango tuttor... rammentomi - e grido al floreo tiglio - di quel dicembre orribile che tolsemi l’Amor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Francesco Rossi30 aprile 2013

Il poeta offre oltre al contento pure un linguaggio poetico che affascina per trasporto coinvolgente nella lettura da parte del lettore della sua bellissima poesia.