Linfa di Firenze
Saverio Chiti
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Arrivai di buon mattino
e lo trovai là, sotto Ponte Vecchio adagiato.
L’Arno ancor pareva addormentato
nel suo letto di bimbo
provai un piacere immenso
tanto era dolce guardarlo.
L’aria era calda sembrava di viver in un limbo
mi accostai pian piano e dalla spalletta feci capolino.
Aspettai con calma il suo risveglio, tanto era la brama di salutarlo...
molta era sin lì la strada da me fatta
e d’ogni via percorsa, nel cuor mio
v’era conservata affettuosa traccia.
Ma tu, chi sei? E che fai qui?
Mi chiese un come me di Firenze straniero...
e perché te ne stai senza scuoter le braccia
nonostante il gelido inverno?
Vien con me all’altro capo del ponte
che conosco un riparo.
Tuttavia, io ero lì sol per contemplar il mio desio
e nemmeno il freddo in me si faceva breccia.
A volte pensai, si crede d’esser di una spessa corteccia
ma basta sol magnifica visione
del tempo che scorre sotto forma di acqua
per comprendere che nell’animo fiero
vive l’amor per sublime definizione.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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