Una Tempesta notturna
Massimiliano Zaino
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Lenta mi culla la Notte, e quest’attimi
d’inquieta ambascia mi gelano ‘l senso,
ascolto ‘l vento che scalpita e ‘l denso
cader dell’acque, e corro a tremar;
e fuor precipita il ghiaccio, ed il turbine
dell’aër folle si mormora e freme,
ulula ai nembi, e grida e non teme
ch’alcuno venga ‘l suo spiro a fermar.
Qual mille dita che palpitano ai tetti
odo che s’agita la fredda pioggia,
e cade e bussa... e tace e s’appoggia
sull’empie tegole ove morrà;
ed io - me misero - sento i suoi getti,
e inorridisco... ed ella nol sa.
Iscoppia in cielo la lucida folgore,
ne sento ‘l murmure, l’aspra canzone,
e un nembo isfida un altro a tenzone...
ecco! si scontrano; e tòna allor...
e come spilli pungenti la grandine
batte e percòte la terra inondata,
e ‘l ciel singhiozza ai nembi, e l’armata
mano de’i fulmini spira in furor.
Un’eco in doglie spettrale s’aggira,
bussa alle porte, all’empie aperture,
e grida ed ansima parole oscure,
e terre e rivi vuol fare patir;
e come ‘l canto d’un cuculo in ira
avvolge ‘l cielo d’un torvo sospir.
Tremo e men giaccio al lume d’un cero,
la Notte è torrida e formido è ‘l grido
del vento infame... ed urla, e l’infìdo
nembo là mugge sul far del mattin;
e ‘l sonno inquieta la grandine, e irride
l’ombra de’i fulmini un sogno ameno,
ed è la pioggia fors’anche veleno
per chi d’insonnia n’attende la fin.
Eppur io sogno; ed oltre ‘l verone,
e oltre i miei muri, e oltre ‘l finestrello,
sopra le siepi e sopra un ruscello
mi pingo gli astri e un flebile stral...
e sento i turbini farsi canzone
pel sonno allegro d’un mesto mortal.
Oltre le roride querce, oltre i pruni,
oltre le fronde de’i faggi innacquati,
oltre le foglie, su’i cieli dorati
da’i freddi tòni, da’i lampi crudel;
in sulla Luna dal guardo di ghiaccio
veggo che scorre lo stormo del vento,
ed è uno spettro... un’alma in tormento,
un aspro sibilo d’un fosco avel...
e in codest’attimo d’empio terrore
rabbrividisco, e pallido oscillo,
e sento ‘l tòno, e l’egro suo squillo
m’empie di doglie... e d’aspro velen;
e non ho pace nel sonno, e quest’ore
mi son moleste... e ‘l duolo sovvien.
Sento che cadono le piogge, e i fulmini
corrono inquieti pell’egro orizzonte,
e bussa ‘l ghiaccio ai rivi, e alla fonte
che lentamente riempiendosi va;
e ‘l soffio orribile del gelido alito
de’i nembi, mormora e crudo gira
e grida ed ansima ricolmo d’ira,
ed urla sempre e senza pietà.
Allor mi desto dall’incubo breve
e tremo e imbianco dinnanzi agli effluvi,
e nel dolore di questi diluvi
piango e mi lagno e vado a tremar;
e poi m’accorgo che in sul vento greve
è van patire... pur vano è ‘l sognar.
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
Commenti (1)
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Francesco Rossi30 aprile 2013
Si noti la capacità nel curare la metrica per offrire al lettore una poesia che si stacca dal verseggiare sciolto per districarsi abilmente in un linguaggio poetico che arricchisce la poesia di notevole musicalità.

