Papà
Sai, sto bene, adesso.
Non ricordo più
il freddo del cancello
fra le mie dita di bambina,
la tua ombra alta
angolata sul muro
e quel ciao di fretta,
dall’auto che partiva.
Non importa,
non m’importa più
di quegli anni
lunghi da soffrire,
fotogrammi
di un film in bianco e nero;
non soffro,
non soffro più
le porte chiuse
del tuo affetto strano.
Ma grazie a te
che mi hai negato il mondo,
ho scoperto una vita
sottovoce, che parla al cuore.
Così, nel mio tempo,
le conchiglie suonano di mare,
mani piccole mi abbracciano le spalle,
parole quiete mi rassicurano,
c’è profumo di sole,
sugli abeti di un maggio appena schiuso
e gli affetti quotidiani
suonano di voce libera
come gabbiani in volo;
amori grandi e semplici,
di una realtà coerente
e mia.
Lo so, cammino verso sera,
ma si è sciolta
anche l’ultima paura:
Non ho rancori
e quando si spegnerà la luce
vorrei che fossi proprio tu
ad accompagnarmi altrove.
©
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