Delirando, mentre la luna accompagna ogni passo
Gianpiero De Tomi
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Quando l'odore del ginepro bruciato
ci guida verso una nuova purificazione
che penetra, fuggendo rapida e balsamica
l'inconsolabile celtica forma runica
cerca la comunanza rettilinea di punti
in una costellazione inesplicabile
fautrice di figli dai cromosomi immuni
da giroscopiche tendenze futuristiche
spermatozoi saturi di energia repressa
rigenerati nel rogo della bioetica
incredula odissea, inclinata bussola
coincidente macchia nera sull'orizzonte
che declina di pochi gradi nell'infinito.
Raccogliendo aconito, in pianto disperato
fuggire attraverso prati bagnati di luna
labbra devastate e cuore fuori dal petto
puro delirio della trasgressione animale
selvaggia penetrazione, nel dolore improvviso
ricercando oniriche guide spirituali
profezia assoluta di una predestinazione
le credenze dei falsi universi paralleli
dipinti di fresco, da abile mano ignota
irradiati finalmente, dal dogmatico fuoco sacro
ormai deteriorato dal grumo sanguinolento
sfuggito a decine di gastroscopie nella gola.
Mentre moltitudini di cuori infranti fluiscono
veleggiando verso la sicura stella Polare
su lastre di alabastro, riflessi di magia verde
nel femminil principio di melodie perverse
ed olistiche teorie per imbavagliarne il respiro.
E senza una vera evocazione, una tempesta
di sfere in ceramica che ruotano imperfette
succubi di parole in frantumazione immediata
e cerchi megalitici, ampi significati sommersi
dove si nasconde la comprensione cosmica
del sussurro di neri angeli errabondi
trapassati in feticistiche oasi di piacere
da vibranti ossessioni lussuriose
- il lubrico connubio intrecciato -
a gregoriane armonie di castigo.
Fino alla segmentazione di ogni illazione
l'amata e resinosa superficie del suffragio
sollevati dall'incredula - amata - genuflessione
di fronte alla nascita improvvisa e caotica
di grandi proliferazioni minacciose di ricordi
che rullano come tamburi di rievocazioni
e brillano di luce riflessa nei loro prodigi
le polverose parabole, superstiti preveggenti
di un interrotto circolo mistico di sensitivi
dietro alle silhouette di antiche fanciulle
ridotte ormai a corteccia di grandi alberi
turbati dalla tragica mutilazione della felicità.
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Gianpiero De Tomi
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