Lo scroscio
Johnny Varriano
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S’avea lume forte
che fora la chete e
l’etere s’adorna bruna .
Danzan le ladre ne l’aia
la lor baciata d’amor
nel ritmo che move l’aria:
e mentre pe' la via dell’agro
vanno uomini co' machete
a far ceppe pe' l’inverno
ancor il tempo fa lamento
e s’avvia ‘l vento
e da le scure nembi
cadon pesanti sorsi;
or pei boschi
omini non vanno più
e tornan de scatto verso ‘l lor nido.
Si sentivan i grilli cantar
prima de l’inferno e gl’uccel
si libravan in volo e le farfalle;
Gl’alberi d’ulivo e de ciliegio
e serpi nere e lucertole,
gioviali pe lo caldo sol .
Ma or tutto è finito e
non v’è più nessuno:
riman lo silenzio solo
rotto da lo scroscio .
Il dolce canto
porta un giovine a pensar
a la sua poesia ove
nel senso d’incompiuto
spirar d’amor si trova .
E ‘l cor suo in affanno
vagisce e diluvia:
ne l’appanno di finir la poesia
un pensier lo fa frangibile
ché esso or non ha identità .
Ma entro anima sua
in fondo all’infinito oblio
riman lo silenzio solo
rotto da lo scroscio .
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Johnny Varriano
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