Presenze
Le tue carezze madre, mi accoglievano bambino a dormire
e pregavi finché elevate a sussurri, le labbra posavi sul viso.
Quella sera da grande
nell’attesa del rimprovero, severo.
Guardavi madre nel vuoto
il vetro rifletteva i tuoi occhi sciogliersi nella pena
e sferzavano
sferzavano più delle parole rimaste dov'erano.
Mi manchi e, avanti.
Così più non s’usa, Poeta? -Per oggi, fa niente.
Mani di bimbo
stringevano i tuoi pollicioni padre,
roteavano e repentino tornavi (1) e ridevo.
Ridevo e mi manchi.
Lo stringere la mano che mi porgevi già grande
senza abbracciarmi
per non so quale virile timore. Mi manca e, avanti.
Così più non s’usa, Poeta? -Per oggi, fa niente.
Quel rene doveva essere lì, si è distratto.
Non c’è.
Deliro, ora che so mi duole e mi manca.
Così come
sentire il Fine di cose sospese sfuggirmi tra le dita
mentre assente, mi giunge carezza alle mani.
Assurdo eppure disturba e avanti.
Mentre ciò che non vedo non c’è, non sento
non turba e grato, al -dono della pozza - dove
un crogiolare nel fango ignorante, rallegra.
Così può andare, Poeta?- Fa niente. Per oggi mi fermo.
©
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L'autore
giampietro corvi c
"Biografia di uno scrivente” Gli hanno detto che è nato al Gozzadini di Bologna il 4 luglio di qualche lustro fa, di sette mesi, per giunta scarsi. La prima scuola frequentata è stata l’Università del Morazzo (così chiamata con nostalgico bene, ancora dai superstiti): un ex magazzino agricolo nell’estrema periferia
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