Notte sul Nilo
Massimiliano Zaino
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Dorme ‘l palmizio. Un attimo
di quiete avvolge ‘l Nilo,
giace la palma immobile
e snella come un filo,
e ‘l sicomòro lagrima
e poi a dormir sen va;
e tra le foglie roride
della notturna pioggia
splende la Luna, e fievole
scorre una fresca roggia...
e ‘l ciel saluta torbido
l’ombra del sommo Ra.
Le ripe e ‘l limo pregano
i campi e i dolci frutti,
s’alzan le dune fertili
al vento e ai soffi asciutti,
e ‘l coccodrillo remiga
nell’alveo del suo mar;
e le locuste vibrano
sfregando l’empie zampe,
lo scarabeo orribile
mesto s’aggira, e vampe
di sacre tedi rizzansi
gli eccelsi Dei a baciar.
Tra l’aspre tombe e i tumuli
dispersi in sul deserto,
tra le colline ermetiche
d’un reo sepolcro aperto,
come una vetta instabile
un Tempio s’erge a Baal;
e l’ombra vaga serica
d’un empio spettro in pena,
soffia l’odor narcotico
del loto, e un’alta vena
d’un mesto armento palpita
sotto ‘l coltel fatal.
Il sangue cola e gocciola
ai piè dell’ara infame,
l’orba bipenne mormora
sul fil del sacro rame,
e tra’i ministri altissimi
la danza spicca ‘l vol:
nove fanciulle in estasi
danzan in sulla manna,
i veli tersi e soffici
cantano un’alta osanna,
cadon le bende e sterili
mostransi i seni a un Sol.
I sacerdoti accendono
ai Numi i dolci aromi,
son molli incensi e sandalo...
piccoli e lievi atòmi;
e in sul suo trono Osiride
la mummia va a bendar...
e le cervella piangono
al sen del crudo Anubi,
le beve ‘l Divo ignobile,
mostran le schiave i pubi,
e d’in sugli astri un giudice
scende a quel truce altar.
Dall’alto scranno giudica
Bastelt, la somma gatta,
giace la piuma fragile
sulla bilancia; e fatta
è la Giustizia orribile
de’i sommi e alteri Ciel...
e lo spettral sarcofago
la mummia orrendo inghiotte,
s’alza ‘l fetor del termine
di questa Vita... e in Notte
s’acqueta in sonno ‘l limite
fosco del cupo avel.
Ma in sulle ripe incognite
del Nilo esangue e alacre
vaga una schiava in vincolo
d’Amor, di pene sacre...
brama gettarsi ai vortici
e poscia allor morir;
mira le palme e i datteri
che sfiora l’alba Luna,
l’empie catene esamina
sotto la chioma bruna,
e la sua terra etiopica
sogna tra’i mille spir.
Il fresco Nilo e tepido
le toglie pur la spera,
le prende ‘l pianto anemico
fatto una muta cera,
e ‘l pianto suo rimescola
all’onde sue e al suo cor;
e la fanciulla spasima,
aspetta ‘l suo fedele,
canta alla Patria atavica...
all’ermo umor di miele,
ma l’aspra sorte è ignobile
e più non v’è l’Amor.
Cade svenuta. Il tremulo
palmizio soffia ameno,
dal bianco peplo sanguina
di questa donna ‘l seno,
e d’in su’i vanni altissimi
il Dio non ha pietà;
ed il sì buon cocomero
nutre i donneschi sogni...
E tu, o Ammon terribile,
la vedi e non vergogni?
Astro d’orrore ed idolo!
L’Amor si desta e va.
©
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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