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Impressioni 1 maggio 2013 · lettura 3 min · 1806 letture

Notte sul Nilo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Dorme ‘l palmizio. Un attimo di quiete avvolge ‘l Nilo, giace la palma immobile e snella come un filo, e ‘l sicomòro lagrima e poi a dormir sen va; e tra le foglie roride della notturna pioggia splende la Luna, e fievole scorre una fresca roggia... e ‘l ciel saluta torbido l’ombra del sommo Ra. Le ripe e ‘l limo pregano i campi e i dolci frutti, s’alzan le dune fertili al vento e ai soffi asciutti, e ‘l coccodrillo remiga nell’alveo del suo mar; e le locuste vibrano sfregando l’empie zampe, lo scarabeo orribile mesto s’aggira, e vampe di sacre tedi rizzansi gli eccelsi Dei a baciar. Tra l’aspre tombe e i tumuli dispersi in sul deserto, tra le colline ermetiche d’un reo sepolcro aperto, come una vetta instabile un Tempio s’erge a Baal; e l’ombra vaga serica d’un empio spettro in pena, soffia l’odor narcotico del loto, e un’alta vena d’un mesto armento palpita sotto ‘l coltel fatal. Il sangue cola e gocciola ai piè dell’ara infame, l’orba bipenne mormora sul fil del sacro rame, e tra’i ministri altissimi la danza spicca ‘l vol: nove fanciulle in estasi danzan in sulla manna, i veli tersi e soffici cantano un’alta osanna, cadon le bende e sterili mostransi i seni a un Sol. I sacerdoti accendono ai Numi i dolci aromi, son molli incensi e sandalo... piccoli e lievi atòmi; e in sul suo trono Osiride la mummia va a bendar... e le cervella piangono al sen del crudo Anubi, le beve ‘l Divo ignobile, mostran le schiave i pubi, e d’in sugli astri un giudice scende a quel truce altar. Dall’alto scranno giudica Bastelt, la somma gatta, giace la piuma fragile sulla bilancia; e fatta è la Giustizia orribile de’i sommi e alteri Ciel... e lo spettral sarcofago la mummia orrendo inghiotte, s’alza ‘l fetor del termine di questa Vita... e in Notte s’acqueta in sonno ‘l limite fosco del cupo avel. Ma in sulle ripe incognite del Nilo esangue e alacre vaga una schiava in vincolo d’Amor, di pene sacre... brama gettarsi ai vortici e poscia allor morir; mira le palme e i datteri che sfiora l’alba Luna, l’empie catene esamina sotto la chioma bruna, e la sua terra etiopica sogna tra’i mille spir. Il fresco Nilo e tepido le toglie pur la spera, le prende ‘l pianto anemico fatto una muta cera, e ‘l pianto suo rimescola all’onde sue e al suo cor; e la fanciulla spasima, aspetta ‘l suo fedele, canta alla Patria atavica... all’ermo umor di miele, ma l’aspra sorte è ignobile e più non v’è l’Amor. Cade svenuta. Il tremulo palmizio soffia ameno, dal bianco peplo sanguina di questa donna ‘l seno, e d’in su’i vanni altissimi il Dio non ha pietà; ed il sì buon cocomero nutre i donneschi sogni... E tu, o Ammon terribile, la vedi e non vergogni? Astro d’orrore ed idolo! L’Amor si desta e va.
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Ode in parte ispirata alle prime Scene dell’Atto III dell’Aïda. In memoria di A. Mariette, G. Verdi e A. Ghislanzoni.

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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