Il cinabro della notte
Grazia Longo
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Notte, che colmi di silenzio il mondo,
mentre centellino parole d'alabastro
nel tuo cinabro scuro,
alchemico cristallo d'immortalità,
ridondante d'echi dissonanti,
ove la ragione, assolta,
si perde,
tra rocce tossiche e filosofie Kantiane,
si liquefà,
in meditazioni d'oriente e cure obsolete,
per ritrovarsi intatta nel minervino canto
della pennuta femmina alata
che, nell'oscuro angolo, invisibile,
dipana matasse inestricabili di ciechi giorni
in parole, diafane come la luna,
che non conosceranno la luce del suono.
Rotolo, sospesa tra spirali di fumo
dense di insensato desiderio,
vago, dispersa in cieli
che non m'appartengono più,
impregnata irrevocabilmente
del mio misterioso profumo.
Cado stupita, tra fatui riverberi di cielo,
e tra quelle scaglie lucenti,
frementi sulla pelle impalpabile del mare,
navigo alla deriva,
effimera eppur ancora vita,
come seme rubato dal vento
alla candida bambagia d'un baccello osceno.
E persa in liquidità oscure e impenetrabili,
trovo invisibili sentieri d'onde,
sempre più lontani dalle rive.
©
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (1)
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Francesco Rossi3 maggio 2013
Grande disamina interiore, una poetica volutamente ricercata per definizioni ancestrali che vanno al di la della semplice comprensione; a volte comprendere riesce molto difficcile ed ecco che l'emergere di una realtà nascosta esce e viene mirabilmente verseggiata.

