La madre

Immobile, curva la schiena
La bocca serrata in una smorfia
sorriso forzato.
Spento l’occhio,
sulla curva
silente lacrima
in bilico tra l’iride e le ciglia
che appanna gli occhi.
Cola il sudore sulla schiena
a congelare il sangue, raffermo.
Trema la madre col cuore che brucia
a fuoco lento,
stringe le nocche fino a sanguinare
nella via del non ritorno,
e non basta pregare
per fermare l’agonia
anche se si consuma le ginocchia
prostrata in preghiera.
E si lacera la carne
si rompe il cordone ombelicale
ancora.
Tuo figlio
ora è angelo su, nel cielo,
ma
era angelo, anche sulla terra.
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Commenti (1)
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Francesco Rossi8 maggio 2013
Una composizione che mette in ginocchio il lettore per quel senso del profondo mescolato ad un intenso dolore che una nadre prova nei confronti della morte, direi che la poetessa ha voluto imbastire un dialogo poetico che cerca di sviscerare l'emozionalità primordiale dentro al ventre materno nei confronti della morte.
