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Impressioni 9 maggio 2013 · lettura 4 min · 1734 letture

Ritratto di una Valchiria

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Tetra la Notte è lugubre pelle scoscese rupi, splende la Luna ed ansima in sul ringhiar de’i lupi, e dalle stelle illumina le valli e i pii ruscel; ed i profluvi e i gelidi venti sen vanno svelti, e le radure gemono sotto ‘l cantar de’i Celti, e l’empie brume invadono lente perfino ‘l ciel. In solitario culmine, sotto le nubi altere, e tra le querce e i frassini pinti di tetre cere, ritta sen sta ed immobile una fanciulla; ed è e bella e fresca e giovine sìccome un fior che sboccia, lunghi ha i capelli e morbidi e biondi qual la goccia d’una dorata sidera che piange al suo bel piè; e lisci e ingenui scendono fin a coprirle ‘l collo come un giojel che serico cola dall’igneo ammollo... e di costei è l’estatico ciglio fulgor di blu. In sulla destra tollera la sacra e aguzza picca, giace ai suoi piedi un torbido elmo che al nembo spicca, ed ella ammira estatica la Notte e ‘l Sol che fu; e le sue gote in porpora di sangue estratto a morsi e di segreti spasimi bevuti ad empi sorsi, pudìche son, la rendono dolce e più bella ognor, ed il suo labbro nobile si tinge d’alti unguenti, e la sua fronte sanguina l’acque de’i ciel furenti, ed il suo volto fulgido profuma d’ogni fior. La bionda chioma e soffice l’orecchie pur le cela... orecchie dolci agli attimi d’una guerresca vela, e ai caldi baci incogniti d’un’alma che li dà; ed ella indossa un abito di bianca e fine seta, è desso un peplo e s’agita lungo l’auretta inquieta... e mentre oscilla, l’animo a stuzzicarle va. Corre e sen va e solletica il suo pio ventre e ‘l seno, dove tra’i fianchi eroïci splende l’usbergo al Reno, ed il suo bel capezzolo allatta un’ombra al cor; e allor l’acciaro e ‘l funebre corno che squilla ai prodi, di rosso sangue intingonsi freddi e crudeli e sodi... e questo umore colasi all’epa dove muor. Sotto quest’arme indocili si mòve l’ansio addome, sembra seguir i palpiti del cor, sospira come un fresco soffio e tremulo d’un affannoso ciel; e l’epa molle e candida indietro va ed avanti, ed è affannata in lagrime degne de’i soli amanti... avanti e indietro ogn’attimo presso l’orror d’avel. Tra ‘l peplo e ‘l casto inguine i ferri suoi han fine, coperte stan le pallide gambe su un mar di spine, e scalzi i piedi premono il nero e fresco suol; ed elle geme e lagnasi in guardi accesi e puri, e piange ‘l ciglio vergine sotto i gran nembi oscuri, e ‘l labbro e dolce, angelico par tremolar pel duol. In sul bell’occhio l’iride si riempie d’egro pianto, è trattenuto e rorido e dolce, e duro e santo; e la pupilla riempiesi finché non ne può più; e allor quai fiumi scendono le stille amare al mento, si tergon l’albe palpebre dell’acque e di sgomento ... e ‘l labbro mesto e tremulo piange un Amor che fu; e come un rosso petalo in sulla ria rugiada, di gocce meste e lagrime si bagnan guance e spada, e i corni orrendi emanano canti d’orror feral... e l’eco atroce e barbara ripete questi detti, infuria ovunque e fulgida abbraccia i cieli inetti, e dice ai freddi nuvoli che ormai già fu ‘l mortal. Ahi! La Valchiria esanime si strugge in cruda pena, scaglia la lancia orribile d’un pioppo in sulla vena, e colle mani copresi il volto ch’è un ruscel; ed or la Notte estinguesi, da’i nembi ‘l Sole aggiorna, l’orride forme muojono ma grida un’aspra Norna; e per la donna misera nemmen v’è pace in Ciel.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Francesco Rossi11 maggio 2013

Poesia di spessore, il contenuto esplicativo non lascia spazio al commento se non per dire e scrivere cose scontate, sublime la forma e il linguaggio, un vero maestro da cui c'è molto da imparare.