D'Obliquo Alle Cicale
Maria Grazia Vai
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E scavarmi, tra la grandine
e l’acqua della tua carne.
Diventando la brina
che -ricalca sogni nello sguardo più
timido del bicchiere-
Quello che graffiandomi emerge,
lasciando che sia l’intradosso d’una
noia esaltata a fiorirmi nuovi orizzonti
tra le falde mute
dell’inguine.
Mentre ti rifletti e ti sollevo, alzandomi
-bocca sanguinante del mare-, entro la
quiete carnale dei tuoi seni.
Scalzi.
E affusolarmi, tra le rosse conchiglie
dei tuoi anni. Delineandoti il volo -obliquo
delle cicale.
Quel gracchiare che rende possibile
-d’ogni inciampo- la vita e la neve.
Sempre.
©
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (1)
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Rasimaco11 maggio 2013
La poesia non è parole, né un’azione che culmini in fatti, ed è una difficile cosa E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura Ed è la tua patria, promessa oppure no. (Nathan Zach) ...piaciuta ...

