1.261 lettori online · 356.000 poesie · 7.565 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Impressioni
Impressioni 13 maggio 2013 · lettura 3 min · 1829 letture

Il Campanile

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
Giunto l’inquieto vespero dall’orizzonte immenso, seggo in sull’alta seggiola dal fior d’un mirto, e penso e sogno e volgo agl’incubi d’un tremebondo cor; e oltre le terree tegole e l’unte e fresche pigne, e oltre le chete roveri e l’alte querce e arcigne, il campanil s’edifica stretto tra’i nembi. Ed or n’osservo alter l’acredine de’i sacri bronzi appesi, e ‘l tetto aguzzo e rigido scorgo in su’i ciel sospesi, e sento un son che vibrasi lieve di molle ardir; e veggo i negri nuvoli che vanno a dargli al mento un dolce bacio e un tenero soffio d’inquieto vento, e ascolto l’eco effondere il tòn del suo frinir... E allor da’i tetri sibili scende un precoce gelo, m’afferra ‘l cor e stringemi le vene al cupo cielo, e mi tradisce ai brividi d’un irredento fiel, e le campane sonano a stormi, e un’empia furia m’opprime altera e palpita dall’ombre d’una curia, e ‘l cruor mi ghiaccia e simile l’invigorisce a miel. Ma in sullo snel vestibolo che bacia l’auree etesie, laddove cresce l’edera dall’alte foglie cesie, presso le sacre cànapi ove i suoi bronzi stan, da opposte parti giacciono due tedi in fredda fiamma, grigio si torce ‘l cenere tristo dal lor diaframma, e queste spoglie colano qual sangue e al suol sen van; e quelle fiamme sembrano messer a ischiena uniti che truci vôn combattere in cupi duel arditi, partono! i passi contano ma li trattiene un fil... e più così non possono voltarsi a brando alzato, e un rio destin li ostacola in sull’onor strozzato, e i bronzi pur lor negano un dolce e quieto asil. Ed esse ancor mi sembrano fors’anche amanti opposti, mesti e lontani ed eremi, ebbri di fieri mosti, e un Fato avverso ed arido non li congiunge più; e le campan li tengono lontan per sempre e spenti, e son le caste vittime che prede son de’i venti, e vani baci chieggono in nom di quel che fu... e l’uom si lagna e giovine chiama la donna, e indarni sono i suoi turpi gemiti miseri e mesti e scarni, e la sua dama mormora presso ‘l dormir del Sol... Ed io sto male e lagrimo, e tanto e tanto peno, li veggo e ‘l cor mi suscita l’umor d’un rio veleno, e la medesma avvolgemi Sorte che spicca ‘l duol; e ‘l campanil m’è collera d’un sogno altero, e muore la dolce spera e tenera d’un tenue e molle Amore, e in sulla Notte io sanguino e sento sol dolor... ed or m’acqueto e piangemi il ciel notturno e cieco, e al mar d’un fior fuggevole di requie allor mi reco, ed esso è un sogno, un incubo... vi naufraga ‘l mio cor.
♥ 0 💬 1
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (1)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
G
Gandalf bleu13 maggio 2013

splendida lirica, dalla musicalità notevole, complimenti