Non volevo
Stefano Acierno
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Come "arrivare"
forse lo sapevo,
ma forse non volevo.
Avevo un mio respiro.
Onde
mi rubavano l’anima.
Visioni
scompigliavano il mondo.
Con gli altri
ci scherzavo.
Sperimentavo.
Con la vita stessa celiavo.
Gridavo emozioni
e ferite.
Avevo eruzioni.
Colava nel petto
quel getto innocente
surreale
ma umano.
Lapilli
scintille
proclami.
A oscurarlo,
in un attimo solo,
un cielo ingombro,
troppo,
di furbizie.
Mediocrità vedevo
nei modi
di sopravvivenza.
Una deplorazione ingenua.
Un credo:
riuscire a mio modo,
fare altro,
per quel "potere"
connaturato all’uomo.
Un mondo
e un modo
diversi
di campare.
Se m’adeguavo,
tentavo d’altro,
osavo in avanti,
appena azzardando
la linea di confine,
poi ritornavo.
Non ci guadagnavo.
Avrei potuto,
ma giocavo
d’un colpo,
consapevolmente,
quell’occasione futile.
Troppo futile.
Paura?
Destino?
E’ trascorsa la vita.
tra profumi e suoni
raggi di luce
e sogni
e lacerazioni
e cambi
e batoste.
Ancora vi scorrono storie
di un film privato
che a volte rivedo.
E poi
tutti,
in fondo,
moriremo.
Ma posso ancora scrivere poesie...
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Stefano Acierno
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