Fine

Sembra stanca la realtà
barcolla, ansima,
crolla faccia a terra,
ma rantola ancora.
La malvagità indomabile
la cattura e ferisce
la debole coscienza,
e morde avida.
Nasce un odio vivido,
qual zelante dittatore
la tortura spietato.
e frusta vigoroso.
Allora l'ira suprema,
come bestia selvaggia
azzanna famelica e lieta,
poi riposa sazia.
E' sulle nebbie della follia
che ora giace solenne
il dilaniato onore,
c'è quiete e silenzio.
Dal cupo sipario, come miraggio,
traspare la dea della Fine,
che bacia avvinta la fronte,
evocando la bramata serenità.
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L'autore
Massimo Curzi
" Amo l'atletica perchè è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta." (Eugenio Montale) Da tal dire , v'è il mio sentire.
Commenti (1)
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Antonella1729 maggio 2013
il momento solenne della fine della vita... bellissima ed intensa descrizione... molto apprezzata
