Tramonto di un patriarca
salvo bonafe
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Di quella casa lontano il bisbiglio
entro velate immagini ascolto,
seduto alla finestra ormai bastante,
coi baffi all’Umberto, il respiro sibilante,
bianca la chioma e ancor dolce il sorriso,
rapito lo sguardo, tremante, smarrito.
Fanciulle distratte sui libri che sognano amori,
chi in camera chiusa ripete a Frufru,
chi sta al piano e strimpella,
La più giovane ride, vagheggia e saltella.
Un giovane uomo gettato nel letto, indolente
del suo bimbo oscuro latente.
Di notte ha goduto le ore più liete
pacata è la sete di vita e di gente.
Quegli che s'arrabatta di giorno al lavoro,
la sera si mette in ghingheri d'oro
s'attilla e titilla il viso rasato
si veste di nero per andare a teatro.
Di lei, seduta a guardare la effige riflessa,
il pettine scioglie la crocchia in lunghissimi grigi
che furono macchia di notte profonda,
che furono lampi di luce dell'uomo smarrito.
E nella moltitudine trovo ristoro
solo nell'aia di un'anima ovina
che bracco e ghermisco chiocciante.
La adagio nel grembo,
Poi un canto:
“ addormentarti così
tra le mie braccia
bocca nella bocca... e
non lasciarci più.”
Gli altri son dentro,
il mondo sta qua.
©
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L'autore
salvo bonafe
Sono nato a Palermo, dove tutt'ora vivo. Ho viaggiato tanto , ma ora mi sono fermato, all'abbrivio di vecchiezza. Da "grande" ho scoperto la passione per la poesia, che vivo come una carezzevole compagna della giornata. Amo leggere e leggo l'amore. Credo nei valori della vita e penso amaramente che la vita voglia t
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