Ecco il mio grido
Francesco Paolo Catanzaro
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Eccomi, ancora io, ancora davanti a te
davanti a quegli occhi che mi hanno bramata
davanti a quelle mani che mi hanno stretta
per spezzare ogni mia ribellione,
eccomi qui, davanti alla tua coscienza
davanti a quel cuore che ti batte in petto
sporca del tuo sangue, sporca della tua violenza
resa pietra dal dolore, resa masso dalla brutalità
Resa montagna precipitata a valle.
Eccomi ancora qui, nuda,
oggetto del tuo piacere
oggetto della tua volontà.
Non posso stare in silenzio,
non posso stare a guardarti
e a rivivere giorno per giorno
quella violenza che hai riversato nel mio corpo
sulla mia pelle, dentro di me.
Eccomi, sarò la tua ombra
Sarò il tuo rimorso
e griderò a squarciagola il mio dolore
i miei sogni infranti
le mie speranze spente.
Eccomi, perché lo hai fatto?
Perché mi hai sconsacrato?
Io ti ho amato e tu che gridavi di amarmi
era solo questo che volevi?
Era solo questo mio corpo che desideravi?
Non può essere che per te amore è solo possessione.
Eccomi a logorare la tua coscienza
come acido a corroderti come polvere a confonderti
perché tu possa cambiare e capire
che l’amore è un’altra cosa.
©
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L'autore
Francesco Paolo Catanzaro
Si interessa di pittura, poesia, narrativa e letteratura in genere. Ha pubblicato qualche libro di poesia, di narrativa e figura in qualche antologia poetica. Sue pubblicazioni: Il colore delle braci, Cultura Duemila 1994 Il messaggio ed altre storie, Libro Italiano 1997 La memoria,Calabria editore 1997 Effett
Commenti (1)
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Doraforino2 giugno 2013
Quella violenza riversata sul corpo era solo possessione, Ora sarò il tuo rimorso, perché hai infranto il mio sogno. Versi sentiti.

