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Impressioni 6 giugno 2013 · lettura 4 min · 1641 letture

Al Chiaro di Luna - Dolcissima Membranza di Vienna

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Era di marzo un vespero, battevan - mi par - le nove, stavo ai giardin dolcissimi di Vienna, e andavo dove un delizioso frassino coprivami d’oscur; e allegro udivo i cantici delle lontane feste, scorsi volar tra’i nugoli le rondinelle meste, toccai le brezze instabili, e i freschi e molli umor... ed ammiravo i vergini colli, le chete vigne, udìa l’odor degli acini e i miel dell’acre pigne, scorgevo gli albi nettari al suol cader a fil, e mi gustavo l’anime delle nerbute vette, onde i ruscel scorrevano pelle nascenti uvette, e l’orbe brume assorsero dall’orizzonte... Ed il ciel di mister velavasi, ultimo spir del verno, l’ore notturne giunsero, giunse un passar d’Eterno, e qual furiosa folgore la Luna si mostrò, e tra le nebbie e ‘l stridulo cespuglio appen gemmato, tra’i rami inermi e squallidi, tra’l piccol fior neonato, e in sulle ascoste radiche quest’occhio l’ammirò; e i bei arboscel mi parvero co’i lor archetti irsuti d’un occhio esangue palpebre terse di pianti muti, e la lunar immagine una pupilla in ciel: risêr pallenti l’iridi, chiaro ‘l suo globo pianse, sfera d’azzur dell’Ecate che ovunque allor si spanse... guardo acquitrin e muliebre che mi mesceva ‘l miel. La luce bionda e languida e bianca e densa e fine cullava pur le tèrmiti del ramo ignudo e incline, baciò i germogli e i soffici frutti, le bacche e ‘l suol, e delle rie caligini fendeva l’errante manto, s’univa ad esse in brindisi, vino con vino, e canto... le seduceva ambendone l’ale sottili e ‘l vol; ed io... solingo... ed eremo come un silenzio insano, spettro d’un folle palpito d’un cor perciò inumano, in mar di solitudine mi svenni ed affogai. M’assalse ‘l sogno, assalsemi l’illagrimata cura, sentivo scandir le lagrime il ritmo, ed un’oscura lagna pietosa e supplice in sugli umor urlò, udìa le dita e i pizzichi del vento in sull’aorta, le vene mie divennero corde di cetra, e assorta in sulla Notte lurida una canzon sonò... ed io sognavo gli agili e dolci e nobil cocchi, il duom di Santo Stefano, le torte, i balli; e gli occhi d’una fanciulla austrïaca - e incognita - sognai; gustai le regge, i portici, i ciel d’un marmo regio, i ponti scorsi e ‘l limpido Danubio pien di pregio, e vidi quella giovine che più non vidi mai. La vidi al chiar d’un incubo effuso in sulla Luna, un nero sogno e un vortice di Musa bionda; ed una nascosta stella tolsemi il senno e pur lo spir. Orecchie e carni morbide d’un’orchidea, d’un pesco, naso sì pio, ed angeliche guance di stral donnesco, collo d’ambrosia e alcolico docile e bel sospir. Labbro di sacher, tenero mento di marzapane, crine di miel e orefice di bionde e chete lane, sen di ciliegio e fragola... sogno che fu illusor; e questo chiar di torbida candida Luna ombrosa tremendo allor destavami dalla sognata sposa... e piansi... e urlai... e tacquesi quest’attimo d’Amor.
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In memoria di Ludwig Van Beethoven e di Ludwig Rellstab

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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