Fine

Rivedo
me stesso
piccolo all'asilo
allacciare scarpette
rosse scarlatte
con lacci bluastri
difficili da annodare .
Il cielo coperto
da travi di faggio
su grigie pareti
ove oroglogio scocca
il passare della vita
appeso all'angolo
nell'ombra più oscura.
Lento il respiro
riassume un'esistenza
nella tensione d'una fune
a fatica annodata
al collo tumefatto
negli occhi il sangue
d'un rosso mai visto.
Oscilla il corpo
dai piedi ritorti
come pendolo frenetico
perde contatto
da ogni terrena passione
si abbandona alla fine
nel tonfo
di una sedia che cade
©
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Commenti (3)
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S
Semplicemente Lulù3 aprile 2007
Ci vuol coraggio a compiere un gesto tale estremo! br E tu nel versificarlo ne hai avuto altrettanto. br.
O
Oliviero Angelo Fuina4 aprile 2007
Dice bene : poesia coraggiosa che disegni con angoscia crescente ed un disagio postumo che ci consegni intatto. br A rileggerti. br, cordilmente,
M
Marcello Esposito22 aprile 2007
Non ho parole! Sembra vissuta.. emotivamente... agghiacciante