Fiori in gabbia
Cieche talpe
che brancolano nel buio dell'esistenza.
Cani feriti e zoppi,
continuamente timorosi della mano crudele dell'oppressione.
Cosa siamo diventati?
Come fiori
sradicati da campi armoniosi luminosi e belli,
e destinati a passare l'esistenza nella rassicurante penombra d'una stanza,
e le cui radici sentono la nostalgica lontananza e libertà d'una terra non asettica:
viva!
Fiori
i cui petali, ora intonsi e preservati, sentono
l'oppressiva
assenza
del vivo vento
e delle turbolente piogge,
della ronzante ape
e del preciso colibrì.
Fiori
dai bei colori, vividi e puri,
ma senza più nessun occhio che possa apprezzarli,
senza nessuna vita che possa scaldarli.
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