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Introspezione 13 giugno 2013 · lettura 2 min · 4385 letture

Dove emigrano le cicogne

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Come di tigre, i denti che orbitano nelle pupille. Come di usignoli, le parole che hanno paura di suonare oltre le labbra interdette. -Mi prendi la mano.- Perché ho paura dell’argento che indossi. Perché temo le vocali che suscitano ai tuoi capelli le mie dita. -Mi prendi per mano.- Come di mari che gli alcioni affogano. E tornano metamorfosi di delfini come angeli. -Perché tu credi negli angeli?- -No.- Mordo lingua al sussulto, mordo estasi al sussurro, bugia che ha sapore di verità non detta, pronunciata in silenzio come sanzione di una bruciatura, ed è così che la terra ridona arida l’erba, dove nuvola non fa cadere pioggia. Pietra che si plasma alla creta come i respiri all’aria, come la luna d’oriente sulla schiena del sultano. Ed è moto che riprende animo dalle boccate d’ossigeno come dopo i tuffi, e riemergere dalle viscere che sotterrano le acque tra sale e mante, ed è incanto come fari di luci ed io gatto – miagolo – e li fisso. Volpe che atterra i frutti, e fiabe di un Esopo dove l’agnello ulula al soldato. Così è, come il piccolo pescatore, il pensiero nel ripostiglio imbrigliato alla rete come ciprea alla mente, sull’estate delle scuole passate, al molo, è lì fermo, come statua che saluta la bandiera, dove la brezza racconta di storie, più lontane del Sud dove emigrano le cicogne.
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Giorgia Spurio
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Commenti (1)

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Azar Rudif16 giugno 2013

Non semplice nella lettura e la risposta non è nell'unico verso in forma di domanda. Un senso di timori e di paure non in qualcosa che dovrebbe essere, ma la pura che questo qualcosa non sia come dovrebbe essere. Anche l'uso della cicogna è ambiguo come simbolo di qualcosa che può appartenere al male (in alcune concezioni) o come simbolo dell'amore filiale (in altre). Versi che lasciano in sospeso tra l'attesa e la speranza, la paura e il desiderio.