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Riflessioni 15 giugno 2013 · lettura 1 min · 1124 letture

Maschere d'argento vivo

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Paolo Morganti 1117 poesie pubblicate
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Rosse le mani sull'argilla statue senza vita plasmate terra cotta polvere e acqua, fragile esercito di cocci. Otri vuoti all'orlo olio vergine etichettati; Frutti spremuti torchiati fino all'osso, olio di sansa morchia, in fondo. Botti d'acero invecchia stravecchio assorbe il sapore dei pori legnosi, dalla vita, che dalle radici alle fronde s'espande. Quanto si può riempire l'universo? Quanto odore statua di terra insuffli? Quanto gonfio è il tuo cuore? pieno come una giara, come una botte dentro galleggia l'argento vivo una palla la luna di notte.
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Paolo Morganti
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Commenti (6)

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Jura15 giugno 2013

Siamo tutti un po' "vasi", nati per contenere qualcosa. Ecco perché il vuoto ci sgomenta e la pressione esterna ci fa rischiare di finire in frantumi. Il poeta riprende dai miti di creazione l'immagine dell'argilla plasmata e nel tornio del suo verseggiare le dà la una forma cava all'interno, laddove alberga l'urgenza per l'uomo di dare un significato a questo precario senso di fragilità.

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Gandalf bleu15 giugno 2013

Il caratteristico ermetismo dei tuoi versi, rende la lirica musicalmente intensa e piacevole alla lettura.

poesia sicuramente ermetica, dai versi suggestivi e che muovono ala meditazione, alla riflessione di quanto misterioso sia l'animo umano, e quanto complessi e contrastanti siano i suoi contenuti. siamo un esercito fragile, di argilla, ma capaci di albergare l'argento vivo della vita, l'essenza che ci rende uomini e capaci di grandi missioni

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andrea ristori15 giugno 2013

personalmente colgo una tragicomica lettura della vita e delle sue origini, con velati riferimenti derisori nei confronti di chi considera l'esistenza una cosa seria. Molto interessante.

Francesco Rossi15 giugno 2013

Il poeta si cimenta in una poetica che in modo surreale e fuori da ogni schema prefigurato e consolidato coglie sensazioni, in modo evidente e non ermetiche sono quella della vita, su come noi ci sentiamo dentro a questa macchina della natura che con riferimenti simbolici come ad esempio la giara d'olio riesce a esternare e entrare nella libera percezione della poesia tenendo di conto del fulcro poetico che è la vita.

Garbofania15 giugno 2013

Mettiamo la maschera, togliamo la maschera. Così come per sopravvivere la buonna Penelope tesseva la tela e poi ne disfaceva le trame... convinta che il tempo avrebbe riparato il destino. Ed è un occhio lucido e malinconico quello dell'Autore, occhieggia tra la miseria e la nobiltà sempre più rara.