Clandestini di cioccolata
Il mio nome è Salvatore Ambrosino, gli amici mi chiamano Satos, sono nato a Caracas- Venezuela – nel 1961 e nel 1964 i miei genitori si sono trasferiti in Italia nella zona Vesuviana a Saviano provincia di Napoli dove ho vissuto con la mia famiglia fino a 20 anni. Ho un diploma conseguito nel 1979 a Pomigliano d’Arco
Commenti (12)
Molto, Molto sensibile il tuo scritto... bravo ad affrontare un doppio problema e un doppio male di questo Mondo
Tema affrontato con sensibilità e profondità... i versi percorrono le loro strade e le tue in un comune sentire... bravo... piaciuta molto...
bellissimo verso ”carne da macello o da bordello” che racchiude e rende attuale la tragedia antica. Dalla poesia della cioccolata, passando per il reale, affermando attraverso la parodia della carne, arriva con parole dure nella chiusa rendendo più reale la denuncia. Sempre il solito. Mi piaci proprio.
Bella riflessione anche se generalizzata... Noi altri siamo i crudi? mah... PS: lungi da me l'esser razzista!
molto toccante questo tuo scritto ed il suo contenuto, che si sta venendo pian piano ad eclissare nelle nostre menti. uno scritto per non lasciar cadere nel dimenticatoio queste povere persone.
problema cronico che si augura sempre venga debellato, ma l’ignoranza ed il razzismo esistono ancora e questa brava gente viene discriminata sempre più... bellissimo testo...
Bella riflessione, ma l'uomo non è mai capace di storiche svolte di emancipazione dalla barbarie
Bello il significato... molto significativo il tema... magico il paragone... Bravo amico!
poesia molto vera hai nostri giorni, avvvolte non ci rendiamo conto di quanto veramente il destino puo essere crudele.. bella poesia toccante, grazie per averla scritta,
Giustissima denuncia la tua. br Quanti clandestini lasciano i loro cari in cerca di chissà quale paradiso... br ma molti non trovano che un altro inferno...
ambrosino questa poesia è bellissima e in fondo lo sono tutte!
Più che dall'indifferenza (che ce n'è comunque in abbondanza) , cotti dal nostro egoismo. Bello il passaggio del nostro essere ”crudi” contrapposto alla loro ”cottura”... Poesia di denuncia, poesia impotente come i loro sguardi piegati dalle nostre zavorre. Bravo! , con grande stima,





