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Impressioni 19 giugno 2013 · lettura 4 min · 1613 letture

Una Vedova. Membranza di Waterloo

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Al finestrel giacevasi - assorta vêr l’ignoto - una madama in lagrime che ‘l picciol labbro immoto tergëa e d’acque e d’aliti e d’ombre d’ansio cor, e al davanzal lagnavasi al ciel del vespro inerme, e ‘l guardo figgea attonito ai monti e all’ossee terme, e alle selve, e ai roridi steli de’i stanchi fior. Sedeva in su una seggiola - ossi d’un veglio noce - ed ai suoi piedi stavano orme d’inchiostro e voce di scritte e care lettere, e rotti e rei sigil; e v’eran poi le forbici, e bianche penne d’oca, e nastri pien di polvere, e una candela fioca, e tante spille e intingoli di sete e d’altri fil. Ella sen stava in camera, solinga e in pianto ansioso, tra l’anticaglie assalsele l’ombra del miser sposo, e la sua Vita parvele un mar d’affanno e duol; e in fasce un bimbo... un cucciolo teneva in braccio, e a destra in sulla spalla fragile - presso la sua finestra - avea di pezza un bambolo che diedi un dì al figliuol... Ed era questa bambola tersa di sangue umano, era di bende un cumulo d’una tremante mano, ed era un don che un misero pel figlio suo intrecciò; ed era forse un ussaro fatto di terrei stracci, i rossi manti urlavano l’orme di mille abbracci, ed era un bacio, un palpito che lungi un padre urlò. Era un dragon di porpora, un granatier possente, il mesto volto esanime d’un pover uom morente, sonava al vento ‘l piffero, la carica in sul ciel; e qual conchiglia è solita ridir del mar lo spiro, nelle sue fauci e viscere ei ripeteva ‘l tiro de’i gran cannon che uccisero lui istesso e i suoi fedel. Volava l’eco insolita fino a salir agli astri, voce crudel d’un òbice che strusse pur i nastri, e presso la Notte indocile pingevasi in mister; e fece udir le sciabole al bimbo appena nato... le spade insan che assalsero il padre sciagurato, e ripeteva ‘l cantico dell’anglo granatier. Queste fûr pezze d’uomini morti in furor marziale, bende amputate e tossiche lane d’un reo spedale, furô l’estreme lagrime d’un prode che spirò: un uffizial giacevasi in sotto ‘l Sol di giugno, stava morendo e ‘l debile dischiuse ed orbo pugno, e spento in sur d’un’amaca tal bambola gettò, ed oltre l’aspra Manica la riportâr i pari, ed alla sposa diederla, al figlio e agli altri cari, e l’empia nuova dissero... dissêr che lui morì; e allor la mesta vedova dal duol fu vinta e svenne, lenta riprese a vivere, sempre tai stracci tenne, passava ‘l giorno pallida e tanto in cor soffrì. Al finestrel lagnavasi - cullava ‘l bimbo ignaro - udiva un inno effondersi in sul gran ciel amaro - era di gloria un cantico - e pianse dal dolor; e ‘l suo figliuol destandosi le chiese in pianti ‘l latte, un orfanel d’un padre morto tra l’orbe blatte, ed ella ‘l sen porgendogli lutti gli diè d’Amor.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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