Come ulcere di eleganze
Giorgia Spurio
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Come ulcere di eleganze,
tulle di pizzo al bavaglio,
e esili le meduse tra le vie e l’acqua,
sulle lune dei navigli.
Come urla che non hanno spine –e mi abbracci-
come pianti –e mi asciughi-
come piscine che non hanno l’azzurro
tra le onde e le mattonelle, come il freddo
-e mi riscaldi-.
Come resistenze dei demoni
che non vogliono baciarmi,
e tu mi tiri a te,
come grotte e baci
tra le ombre
dove nero diviene il buio
tra i tetti e le sinistre finestre
tra gli chalet spenti
e rinchiuso tra i banconi
vaga Settembre.
Strilla il faro,
falco da un solo occhio,
che sirena induce, da chioma viola
tra i coralli e le giade.
-Cosce strette, tatto del secolo
Poesia che si cattura-
-Polsi stretti, lingua al mento
Poesia che si fa natura-
Come tra le porte
le ali dei pentimenti
e dietro le tue sbarre fatte d’occhi
ho inciso il pavone del tuo tatuaggio,
-cosce strette, manto del pericolo
Poesia che si fa bianca brina
e velatura-
e barcollo e lancio gli ormeggi
tra le ancore trinciate
e cado come sviene il cielo
con l’eruzioni delle piogge salate.
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Giorgia Spurio
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