Confini finiti
All'ombra dei cipressi
vagate
nei sentieri di ghiaia e di fango
come sciami di gitani.
Tintinnano e riecheggiano
i venti
nei cieli plumbei d'ottobre.
Avanzano
le magre stagioni
senza sosta.
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Commenti (1)
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Annamaria Barone12 luglio 2013
una vena di tristezza pervade questa lirica, un senso di inevitabile, come le prime piogge che annunciano la fine dell'estate o il ghiaccio che avvolge l'inverno. Desolazione, forse, malinconia, pure, e certo una sosta, di pensieri e di riflessioni, magari un attimo prima di ripartire, alla ricerca del tempore della primavera.
