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Duilio Martino
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Non smetterò di rimbrottarti ed ora
dato che il tarlo ti consuma il tetto
spegnerò il fuoco che il demone indora
- scorbutico poeta il maledetto.
Fine background è tempo di cambiare
non c'è più spazio - parlo chiaro sappi -
offrire prora all'impetuoso mare
mi pare saggio, inutile che scappi.
Arrancherai sopra ai dorsi e in sterrati
dove il trascorso è fango che trattiene
cavalcherai sui tuoi destrieri alati
con sulle spalle le bricolle piene.
E parlerai del tempo evaporato
con l'ardore del milite ferito
dal catrame e selciato consumato
tra un cohiba, blues note ed un mojito.
Ti attarderai quando la notte tonda
porgerà lieve l'eco del mattino
come la sabbia su cui spande l'onda
terrai del mare il suo umore salino.
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L'autore
Duilio Martino
Commenti (3)
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sergio garbellini23 giugno 2013
Ottima composizione poetica, tutta rimata e melodica, con un tema alquanto interessante e profondo, ma perdonami questa piccola annotazione: ci sono due rime (licenza poetica?) che non si baciano tra di loro ... al poeta è tutto permesso, no? bravo.
Stefano Drakul Canepa23 giugno 2013
c'è sempre un tarlo che rode il maledetto, è un dolore sempre presente e vivo. Questa tua mi piace tantissimo, incisiva e piena.
Cinzia Gargiulo24 giugno 2013
Il mare torna sempre come elemento fondamentale nelle liriche di questo autore. Opera molto apprezzata per contenuto e forma.


