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Introspezione 24 giugno 2013 · lettura 7 min · 1113 letture

Principio di indeterminazione dell'anima

Arturo Vaccarielli 134 poesie pubblicate
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Navigano attraverso queste tiepide luci elementi discordanti fluttuando tra passato e futuro nessun presente esiste al di là di questa vista L’uomo che combatte la natura, naufraga tra le risate degli Dei Era dunque un soffice respiro portato felicemente sulle spalle d’un albero morto nella foce d’un torrente trainato dalle foglie cadute Tra i mali peggiori, la solitudine che si trasforma in amore Io sono Dio ricordo sperduto tra un chicco di grano immenso tra la vastità d’un pensiero affranto dalla singolarità Nessun vento può scegliere la tua rotta se non sai navigare Morire è mutare accorgersi di saper andare immune da attriti per viaggiare fino al confine d’un sogno Quanto è agghiacciante non poter riposare senza pensare alle pagine bianche del mio tramonto al gusto un po’ amaro che il cielo ha versato sulle distese acquose in una conturbante notte piena di folclore La morale è la debolezza dell’intelletto Sull’asfalto afoso d’Aprile gli spiriti liberi volano un fiore si appresta a sbocciare Ma non è primavera perché non porta il tuo nome La mia città è triste e colma d’imbecilli ma tra la nebbia appaiono gli idilli Il cuore e la mente sono eterne lotte vieni lasciamoci persuadere dalla nera notte Eccomi qua in questo splendido sogno irreale dove ogni piccolo movimento fa star male dove ogni piccola ansia fa battere il cuore dove ogni luce è scomparsa Cos’è il sapere se non la strada che porta al decadimento Nel cielo dimora di stelle sarà detto che Dio riposa sul sole con la mano chiusa sulla Speranza custodisce il Genio geloso Volgere al cielo pianti futili dove l’aura celeste protegge la paura del rifugio cristiano Credo d’aver superato il limite incurante del danno come già lo furono i miei predecessori sono annoiato e stanco ho strani e tristi sorrisi Invoco l’infanzia perduta una voce mi stringeva l’anima e forse avevo incontrato la Musa Ho seppellito le vostre anime Ho scorticato le vostre urla Quando l’ignoranza ti giudica, vuol dire che hai fatto un buon lavoro Noi che non abbiamo il coraggio di vivere che corriamo contromano verso una chimera che lieti ci ammazziamo di lavoro che ribelli lo siamo dentro della nostra purezza una polvere della nostra ironia una palude Andiamo giovani fantasmi andiamo nulla può fermare il nostro cielo non abbiamo orrore delle disfatte sfavillanti come fuochi bruciamo Cortigiane e vergini fresche come rose al nostro fianco camminano noi anziani precoci cantiamo l’odore della notte ingiallita Come puoi pretendere rispetto dalle persone se tu per primo non hai rispetto di te stesso? Cosa manca l’amore forse l’amore sempre di questa pace assurda come la mia che scivola inquieta sulle lacrime Il vostro occhio ha serbato spleen e nel mio ricordo una carezza Non ci furono orgogli né risentimenti non abbiamo soldi né ricchezze l’animo solo è grande Cara quale fiume prenderemo? Quale bacio scopriremo? Noi siamo dannati! Quando pensi di parlare a nome di tutti, e ora di metterti la camicia di forza Appena ebbi il sospetto mi trovai circondato nessuna catena lega il pensiero avevo paura ed era terribile un senso di stordimento laconico e impietrito non tendere lo sguardo assente verso infinite battaglie son qui carnefici e accusatori moralisti e religiosi non potrai scappare non potrai lottare devi solo ascoltare ingiurie contro una demenza che senza prepotenza potrei chiamare genialità non sono colpevole non ridete trovate divertente un castello in frantumi? Un battito d’ali non abolirà mai il caso Ho rubato e assaporato amori che non erano miei gioendo a emozioni che non mi appartenevano ladro di sogni ladro di tarli Avvolto da una difficile noia avevo bisogno di fuggire attraversare i tuoi corridoi tra la nebbia di un ricordo e l’ironia di un tarlo Ero disposto a ricordare momenti andati sorrisi in lontananza fotografie d’una felicità mai pienamente scordata Eccomi qui a soffocare seppellisco la vita e i suoi affari miserabile individuo Porgere le tue paure è peggio di innamorasi Abili dosatori di fuliggine Dolorosi fili di rame ingarbugliano le mani ignude visioni irreali di cavalli morti per mano di adolescenti dai bianchi capelli Il sogno è la mia condanna? Se questa strada non ti ha portato a niente lottando tra beffardi sorrisi stupide persone che hanno smarrito l'intelligenza dei loro sogni Sbarcarono gli amori solo per umiliare il cuore nessuno mi è pari nessuno merita i miei errori non avendo il coraggio d’odiare rimpiango i misteri svelati Ho l’animo talmente corrotto che non riesco a dormire Estasi languida e pensieri in subbuglio Non conosci la pallida speranza dove la luce del mare muore dividendo i sogni e le realtà? Allucinato senso di paura Ora placata dalla gioia che verrà Altezzoso per necessità vere Alterato perché temo il vuoto Il mosaico- vita ha perso i tasselli Ed io ora dormo con i lombrichi Cosa son le mie parole se non cieli interiori che rivelano la poca volontà di riuscire a combattere la realtà L’infanzia finisce quando si comprende il significato della morte Vorrei essere capace di scolpire il soffio della tua anima Trascinarti verso illuminate follie Scomparire nel tuo sguardo morire tra le tue labbra Rifiuterei l’eternità per la frazione di un tuo sguardo siamo navi in preda alla bufera siamo distrutti Ho il sorriso dei problemi che il mio avvenire mi può dare Non dovremmo mai aspettarci niente da nessuno, ridurrebbe di gran lunga le nostre delusioni Due sguardi si sfiorano ed io sono te e tu sei me nessuno che ci ascolta nessuno che ci parla abbraccia questa visione libera il tuo torpore uniamoci in una ambigua litania gli argini si sono spezzati invano astratto sulla candida assuefazione nessuno può giudicare nessuno può attrarre nessuno è fermo realmente Preferisco un sogno alla disperazione Ascolta per un tratto l’incalcolabile emozione l’intelligenza d’un viaggio il tiepido sorriso dello Spazio la sofferenza del Tempo Gli oscuri fiumi tra il mio dolore infinito da me tutto fugge anche le mie parole Le prime stelle galoppano la notte di madreperla spargono lacrime sul mondo farfalle a vogar nel lento tremolio del sangue Ho baciato teneramente la mia follia lembi di carne sul mio animo eterna disperazione ti meriti ogni dolce attenzione Cerco di stare a galla ma a volte dimentico di nuotare Ho dimenticato ogni ragionevole pensiero cerco di risalire questa pazzia mi piace l’anima tua in sogno l’estate è morta nella partenza un sorriso ma io ti odio almeno quanto t’amo Io ho visto la menzogna celarsi fra lacrime imbevute d’ipocrisia accarezzato da questo turbinio di emozioni ho spinto il mio sguardo al di là di questo burrone Forse quello che cerchi lo trovi al di là della paura
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Arturo Vaccarielli
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