Venasca, Nebraska, Alaska

Qui non c'è vento che possa scuotere una farfalla
dall'altra parte del mondo, che è un uragano
auto- riavvolgente,
tu un fenicottero -rosa
io un'orrenda libellula. C'è posto nella giungla
anche per gli esseri più viscidi, un sottobosco -lungo
che gode del proprio umido.
D'altra parte non si muove una quaglia,
seppure il suo soffio urta le orecchie del cane -abbaia
quasi ulula l'eterna sconfitta di ciò che è statico
ché è primavera.
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L'autore
Pi Greco
Amo Szymborska, Tagore e Ungaretti. Ma anche i paesaggi, in particolare i fiumi e le nuvole. A volte anche qualche uomo.
Commenti (1)
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S
Sanzi28 giugno 2013
Mettendo da parte gli elementi simbolici, che trovo in questo testo... probabilmente, si vive sempre sia la bellezza che la bruttezza, quasi con la stessa facilità a volte... basta un minimo scarto... e non c'è più la bellezza, mentre la percezione di questo è una cosa in più, forse; comunque, come dice la poesia, nel bosco... la molteplicità esiste, è, nel bosco anche io che sono... mi sento... posso, semplicemente, esistere...; La staticità (anche di un giudizio) non va bene quando le cose sono mobili (la primavera)... questo, il mio tentativo di interpretazione...
