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Sociale 29 giugno 2013 · lettura 1 min · 859 letture

Paese mio

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Umberto Donato 5 poesie pubblicate
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Salgo una scalinata lavica, che discesa porta al mare marchiato. Afoso calvario. Ciuffi radi e selvaggi negli interstizi del basalto rovente, calpestati da zoccoli nodosi di bagnanti rumorosi e sudati. Magro pasto, di sempre, di un cane vagabondo, cisposo, ringhioso e diffidente di chi non ha sassi da scagliargli... Pesa su di me la maledizione antica di un gigantesco, riccioluto re, inspiegabilmente bambino. Da credere cristallizzato il tempo nel cuore di uomini che solo una mattanza placa. Davanti alla fossa comune, ecclesiale, cerco, inquieto, i segni del perdono. Opprimente liberazione. Ma odo solo, non lontano, una musica pop. Soffocato è il canto struggente di un Usignolo Cieco, che avrà una sepoltura degna (perché poeta o musicante?). Mi nasce, lacerante, una domanda -VIVO?- Paese mio, borbonica, fedelissima tomba assolata.
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L'autore
Umberto Donato

Sono un insegnante in pensione. Ho moglie, 3 figli, 4 nipoti, un cane ed una tartaruga. Negli anni '70 ho lavorato come paroliere con Rosalino Cellamare, oggi Ron, con Lucio Dalla, con Sergio Bardotti e con Gianfranco Baldazzi per l'etichetta "Italia-Dischi IT", fondata e diretta dal leggendario Vincenzo Micocci, il pi

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