Paese mio
Salgo una scalinata lavica,
che discesa porta al mare marchiato.
Afoso calvario.
Ciuffi radi e selvaggi
negli interstizi del basalto rovente,
calpestati da zoccoli nodosi
di bagnanti rumorosi e sudati.
Magro pasto, di sempre,
di un cane vagabondo,
cisposo, ringhioso e diffidente
di chi non ha sassi da scagliargli...
Pesa su di me la maledizione antica
di un gigantesco, riccioluto re,
inspiegabilmente bambino.
Da credere cristallizzato il tempo
nel cuore di uomini
che solo una mattanza placa.
Davanti alla fossa comune, ecclesiale,
cerco, inquieto,
i segni del perdono.
Opprimente liberazione.
Ma odo solo, non lontano,
una musica pop.
Soffocato è il canto struggente
di un Usignolo Cieco,
che avrà una sepoltura degna
(perché poeta o musicante?).
Mi nasce, lacerante, una domanda
-VIVO?-
Paese mio,
borbonica, fedelissima
tomba assolata.
©
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L'autore
Umberto Donato
Sono un insegnante in pensione. Ho moglie, 3 figli, 4 nipoti, un cane ed una tartaruga. Negli anni '70 ho lavorato come paroliere con Rosalino Cellamare, oggi Ron, con Lucio Dalla, con Sergio Bardotti e con Gianfranco Baldazzi per l'etichetta "Italia-Dischi IT", fondata e diretta dal leggendario Vincenzo Micocci, il pi
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