La carne bianca dei petali
Gianpiero De Tomi
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Lento il filo si stira
esasperato e sottile, dove arriverà?
La venuta delle lucciole
nella notte bagnata di rabbia
così mesta e dubbiosa
scivola in ramificazioni
il mio volo indefinito
una visione di coraggio
fuggita dalla riva sicura
questo delirio del sogno
che si sviluppa in rampicante
per arrivare al braciere rovente
conscio che sempre in cenere
sarà il suo destino.
La tua pelle, la mia pelle
è l'attimo in cui ci sfioriamo
per una casualità della sorte
estranei dal cuore tagliato
deformità assoluta d'odio e amore
in due parti sanguinanti
carne inutile ed irrisolta
scrollano polvere estranea
dai vestiti, dai volti smarriti
piegati verso stelle precipitose
sublimi ricordi di luce
con respiro frenetico
nella ricerca di qualcosa
dietro al prossimo giorno
senza ricordare il perché.
Solo ghiandaie quest'anno
con terra e cielo nel becco
schive come il nostri baci
a popolare alte foglie di rame
rugiada trasparente che cade
su capelli neri come la notte
ed occhi profondi di dolore
su mani pietrificate e pallide
da distanze troppo grandi
che vibrano e non attendono
sotto una magnolia in fiore
la carne bianca dei petali
nasconde nudi segreti
pesanti come montagne
luminosi come folgori affilate
intimi e delicati uccelli di cristallo
che ancora provano a volare
nelle notti più sicure e profumate
quando il richiamo si fa intenso
ed mille frammenti di una caduta
non fanno ormai più paura.
©
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Gianpiero De Tomi
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